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No logo, si logo: l’ardua scelta DC Comics

No logo, si logo: l’ardua scelta DC Comics
Scritto da  Comicom    Tags:  app, applicazione, Batman, brand, DC Comics, DC Entertainment, evoluzione del logo, fumetti, Hulk, interattività, logo, nuovo logo, rebranding, Superman    Pubblicato il 24 gennaio 2012 in comunicazione d'impresa, home  |  Nessun commento
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Il video è già virale: il fan DC Comics vede il nuovo logo, appena uscito, e impazzisce alla Hulk.

Il restyling del logo è una questione delicata, soprattutto se all’immagine aziendale sono affezionati così tanti fan… Non a caso la DC aveva fatto uscire qualche tempo fa delle prove di test, scatenando polemiche accese (qui un divertente articolo di Comicus).

Ora, pare, il logo si chiama DC Flip e avrà diverse versioni, declinabili a seconda del fumetto pubblicato (ad esempio, alla Watchmen), con uscita a marzo.

Il lavoro è di Landor & Associates, grande brand agency di San Francisco.
Il nuovo logo va a sostituire quello realizzato nel 2005 da Josh Beatman (che aveva a sua volta rinnovato quello risalente al 1976 di Milton Glaser): nell’immagine, la storia di rebranding.

Di fatto è questa la motivazione principale: un rinnovamento di immagine che passa dal logo ma anche da nuove pubblicazioni e canali di sviluppo, fino a diventare da semplice casa editrice ad un vero e proprio riferimento di entertainment a tutto tondo (come la app sviluppata con Lego: qui un approfondimento; o la sua acquisizione da parte della Warner Bros.). Comunque l’idea del “disvelamento” della D che scopre una C declinata è piuttosto sfiziosa e apre a molte possibilità.

Ma cosa dicono i vip (passateci l’espressione) del fumetto? Twitter ha rivelato l’opinione di molti professionisti, che qui riportiamo (fonte: Bledingcool)

Matt Hawkins – “Wow, the new DC Comics logo is HORRIBLE…”

Paul Grist – “I’m impressed with the (possibly) new DC logo which manages to make illegible the letter D. And C. That’s not easy to do.”

Jeff Katz – “Feels like a logo for a small lit management company or something.”

Peter David – “Why is the new DC logo a Pokeball?”

Chris Weston – “Wifey says it looks like a pharmaceutical logo.”

Camron Stewart – “The DC logo conjures to mind All Star Superman being read aloud by Will Ferrell’s voice immodulation disorder guy”

Phil Hester – “Maybe I’m a self-loathing nerd, but I like logos that look like they might have started as magic marker on typing paper in a basement. Errr– I mean, IT’S GORGEOUS! #TryToStayEmployedHester”

Chris Sims – “The major problem with the new DC logo is the unconscionable lack of Go-Go Checks.”

Tom Spurgeon – “I might be interested if DC went with a photoshop merging of Paul Levitz’s and Bob Wayne’s heads, but otherwise, ZZZZZZZ”

E ora diamo la parola alla DC stessa…

“È una nuova era per DC Entertainment, e il nuovo look riflette un approccio dinamico e audace; al tempo stesso celebra il ricco patrimonio della società e il forte portfolio di personaggi”, ha affermato John Rood, Executive Vice President of Sales, Marketing e Business Development per la DC Entertainment .

Il design della nuova identità DC Entertainment utilizza un effetto “buccia” – la D è strategicamente posizionata sopra la C e svela la C nascosta – che simboleggia la dualità dei più celebri personaggi presenti all’interno del portfolio DC Entertainment.

“Nostro obiettivo è stato quello di catturare l’identità dinamica e provocatoria DC. La nostra soluzione è una espressione vivente che cambia e si adatta ai personaggi, alle trame”, spiega Nicolas Aparicio, Executive Creative Director presso la sede di Landor San Francisco. “La nuova identità è costruita per l’era digitale, e può essere facilmente animata e personalizzata per sfruttare appieno l’interattività offerta per tutte le piattaforme media“.

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Che buono il packaging illustrato

Che buono il packaging illustrato
Scritto da  Comicom    Tags:  Caffè, cibo, comunicazione d'impresa, Cooqi, design, Dolci, farina, food, glutin-free, i quattro cavalieri dell'Apocalisse, illustrazione, Macchiatto, packaging a fumetti, packaging illustrato, Star Wars, storytelling, Tè, Vino    Pubblicato il 2 dicembre 2011 in comunicazione d'impresa, home  |  Nessun commento
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Se abbiamo parlato qui di packaging a fumetti, sull’illustrazione non c’è che da sbizzarrirsi.

Tanto più in ambito food, in cui il tratto personale degli illustratori riscalda ulteriormente “il piatto”. Il tono delle immagini rende ulteriormente riconoscibile il target di riferimento. Può impreziosire un prodotto, può aggiungere ludicità, ironia, eleganza, a seconda del mercato a cui è diretto. D’altronde, chi non ha mai giocherellato col cibo?

Il contenitore può diventare un collezionabile, si trasforma in una sperimentazione, in una parte della storia aziendale se non culturale.

Vediamo qualche esempio interessante… (fonte: The Dieline)


Vino

Nell’estate del 2008 il clima in Armenia è stato mutevole, poi freddo, poi caldo. I cambiamenti di temperatura, l’aria di montagna e il vento hanno reso il meteo confuso, ma una vendemmia molto interessante. Da questa coltura sono nati quattro vini diversi, ma ognuno di specifico interesse. Si è deciso di sottolineare questo risultato , distribuendo vino in edizione limitata «Chateau Voskevaz Vintage”. Questa storia ha ispirato il designer e l’illustratore: quattro vini per i quattro cavalieri dell’Apocalisse, nei negozi russi nel 2012.

Designer: Sargis Arutyunyan - Illustratore: Michael Vyrtsev (Bang! Bang!)

Tè

Questo “tè britannico iconografico” autoironizza sui simboli stratificati del colonialismo e della sua rappresentazione.

[Show as slideshow]
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Progettato da Samantha Perkins, Academy of Art University

Farine

Cooqi è una farina fresca senza glutine, introdotta sul mercato nell’estate del 2011.

La sfida di distinguersi in un saturo mercato competitivo è stata accolta dalla luminosa grafica moderna di ispirazione scandinava. Le farine Cooqi sono realizzate in piccole confezioni con cereali integrali biologici, con una concentrazione  molto più nutritiva per le persone con intolleranza al glutine. Cooqi glutin-free ha ricevuto una grande copertura mediatica che ha avuto molto successo sul mercato al dettaglio.

Dolci

Macchiatto è una società di San Francisco-based design. Opera nel branding e nel packaging design, ma anche nello storytelling, in allestimenti museali e nel retail design. In questi contenitori regalo per Waffle Williams-Sonoma e Pancake Mix ha utilizzato uno sguardo nostalgico e vintage.
Le illustrazioni ritraggono personaggi teneri, con uno stile – e un gusto – d’altri tempi. Il grande successo sul mercato ha decretato l’ampliamento della gamma proposta.

Caffè

Questo modello è stato realizzato per prodotti venduti nella catena Urban Outfitters: unisce la cultura pop di Star Wars con la classico desiderio di caffè. Questo pacchetto si chiama Star Wars Coffee e la serie include lo zucchero di canna Chewbacca, filtri Storm Trooper, e la miscela di caffè Darth Coffee.

 

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Packaging a fumetti

Packaging a fumetti
Scritto da  Comicom    Tags:  Agostino Depretis, Ausonia, Batman, brand, case editrici, Cavour, character design, confezione, contenitore, design, Diesel, Dr. Pira, Fondazione Marc Sleen, fumetti, gatto Isidoro, Girella Motta, Golosastro, Grazia Nindasio, Grisbì, I Divi, Iron Man, Limited Edition, Marvel, Massimo Giacon, Mulino Bianco, packaging, personaggi, Piccolo Mugnaio Bianco, profumo Only The Brave, Slowcomix, supereroi, Toro Farcito, Tuono Pettinato    Pubblicato il 11 novembre 2011 in comunicazione d'impresa, home  |  3 Commenti
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La prima testimonianza del packaging risale al 1035, quando un viaggiatore persiano al Cairo notò che nei mercati il cibo e le spezie venivano avvolti nella carta dal venditore. Da allora di strada ne è stata fatta parecchia, anche se la sua vera diffusione, anche in altri materiali, avviene nel XIX secolo.

A volte si conserva anche il contenitore, per la sua ricercatezza, il piacere della creatività nell’apertura, per un suo possibile reimpiego suggerito – o meno – dalla sua stessa forma.

Giocare con il design, l’ergonomia, i materiali è diventato un universo che invitiamo a scoprire. I fumetti sono stati ampiamente coinvolti: per una loro divertente riconoscibilità, per il carattere di quotidianità che hanno le strisce, perché evocano una serie di valori e di emozioni accattivanti, che parlano all’immaginario collettivo.

I supereroi in genere sono sempre ottimi strumenti di marketing. Esprimono eccezionalità, coraggio, potere.

Batman allora può sorseggiare del latte alla fragola ed esserne il contenitore (elaborazione dello studio russo Hattomonkey, 2008).

Un meno ironico Iron Man riveste con le sue avventure la confezione del profumo maschile Only The Brave Limited Edition di Diesel, che nel suo sito web si sbizzarrisce sull’estetica supereroistica avendo già cavalcato la moda di Capitan America.

Un gruppo di fumettisti di casa nostra invece hanno prestato la loro mano artistica per una serie di prodotti Made in Italy per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Il progetto si chiama I Divi (Associazione Slowcomix) ed è aperto a proposte.

Ognuno ha sviluppato un personaggio storico che ha fatto l’Italia, all’insegno della satira e dell’umorismo (anche) nero: Ausonia disegna il volto del Duce sull’olio di ricino Dux Nobis, Massimo Giacon il fusto di detersivo “super slavante” Cavour, Tuono Pettinato il rompicapo Joe Litty, il Dr. Pira la lattina di pasticcio di mare Agostino Depretis, ecc.

Sorge qualche dubbio sull’effettivo contenuto dal contenitore…

[Show as slideshow]
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Poi ci sono case editrici, fondazioni e musei dedicati al fumetto che producono packaging personalizzati per brandizzare prodotti che viaggiano oltre i soliti canali: è il caso della Fondazione Marc Sleen, belga, che in occasione di Bruxelles capitale mondiale della birra, ha realizzato la Nero Beer, con la grafica del detective a fumetti creato dall’autore.

Gli esempi si sprecano, nella storia: negli anni ’70 si potevano masticare i chewingum Marvel, che contenevano microscopici fumetti a colori.

In Italia i ricordi affondano nel tempo:  la Girella Motta con Toro Farcito e il malefico Golosastro, il gatto Isidoro con i biscotti Grisbì, il Piccolo Mugnaio Bianco innamorato della morbida Clementina direttamente dalla matita di Grazia Nidasio…

 

 

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Skema Research: ti trova l’ago nel pagliaio

Skema Research: ti trova l’ago nel pagliaio
Scritto da  Comicom    Tags:  Andrea Riccadonna, brochure, character, comunicazione, comunicazione d'impresa, comunicazione istituzionale, identità aziendale, illustrazione, intersezione, problem solving, Ricerche di mercato, sito web, Skema Research, sondaggi, telemarketing    Pubblicato il 11 ottobre 2011 in comunicazione, comunicazione d'impresa, home  |  Commento
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Una giovane donna, davanti a un pagliaio, tiene un ago in mano: la sua è stata la “giusta prospettiva, la migliore soluzione”.

Il character, creato da Intersezione e disegnato da Andrea Riccadonna per il sito web di Skema Research, con pacata ironia sottolinea l’efficacia di un metodo di lavoro di precisione e di risorse inaspettate messe in moto per il problem solving.

Chissà quali strategie avrà adottato la donna protagonista dell’immagine: qualunque esse siano state, è stato essenziale il suo intervento.

L’illustrazione permette un “tono” e un “volume” particolare, sulla linea tra un’eleganza ricercata e un’informalità che aggiunge calore – oltre ad avere il necessario dono della sintesi. Il character impersona l’identità aziendale, che unisce grande competenza e la freschezza dell’approccio.

Intersezione, oltre al character, ha realizzato anche il sito web e tutta la comunicazione istituzionale, dalle brochure alle cartelle portadocumenti, uniformando l’identità visiva e grafica.

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Mr. Royal, l’ambiente e l’ospitalità a fumetti

Mr. Royal, l’ambiente e l’ospitalità a fumetti
Scritto da  Comicom    Tags:  ambiente, Andrea Scoppetta, Cesare Naldi, character, Comicon, fumetti, Gianluca Picone, impatto ambientale, Marco Zuppetta, Mr. Royal, pubblicità, Royal Continental Hotel di Napoli, sostenibilità, Stefano Ascari, storytelling, Teresa Naldi    Pubblicato il 28 settembre 2011 in comunicazione d'impresa, home  |  Nessun commento
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Salendo sui treni Frecciarossa tra Milano-Roma-Napoli vi potrete imbattere in un opuscoletto a fumetti da cui occhieggia Mr. Royal.

Il character, ideato da Cesare Naldi, Gianluca Picone e Marco Zuppetta, su sceneggiatura di Stefano Ascari-Naldi-Scoppetta e disegni di Andrea Scoppetta, rappresenta il management del Royal Continental Hotel di Napoli, personaggio incoronato con un’unica missione dichiarata: salvare il mondo.

Passo dopo passo, il nostro attraversa i vari passaggi di amministrazione di un hotel, dimostrando in modo fresco e divertente che salvaguardare l’ambiente è non solo possibile ma desiderabile anche in un’attività di ricettività turistica.

Ridurre l’impatto ambientale è uno scopo di tutti, e anche i lettori possono prendere spunto dalle azioni concrete messe in atto nel corso della storia.

Il progetto, realizzato in collaborazione con il Comicon, è un’applicazione efficace dell’uso del fumetto per comunicare valori aggiunti (come quello della sostenibilità ambientale) di un’attività.

In questo caso è anche uno spazio pubblicitario rinfrescato da un impianto narrativo, dalla sceneggiatura ironica e dal tratto dinamico del disegnatore.

 

Sfogliate il fumetto a questo link!

 

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Bizzarrie, manie, ossessioni, scherzi: gadget gallery

Bizzarrie, manie, ossessioni, scherzi: gadget gallery
Scritto da  Comicom    Tags:  accessori, fumetti, gadget, licensing, licenza, moda, nerd, weird    Pubblicato il 22 settembre 2011 in comunicazione d'impresa, home  |  2 Commenti
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Se non sono almeno weird non li abbiamo messi. Il mondo dei fumetti genera mostri.

[Show as slideshow]
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Presto parleremo di licensing, questo sconosciuto…

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Storytelling: Comicom intervista Stefano Ascari

Storytelling: Comicom intervista Stefano Ascari
Scritto da  Comicom    Tags:  arte sequenziale, Cappuccetto Rosso, comunicazione, Edizioni BD, edutainment, Emanuele Luzzati, favola, fiaba, fumetti, graffiti, Hugo Pratt, Il Flauto Magico, immagine, impresa, intersezione, memoria, Nicoletta Ceccoli, raccontare, racconto, ricordare, Shutter Island, Stefano Ascari, story, storytelling    Pubblicato il 20 settembre 2011 in comunicazione d'impresa, home  |  Nessun commento
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Qualche domanda sullo storytelling a Stefano Ascari, art director dell’agenzia di comunicazione Intersezione (che ha progettato questo blog), sceneggiatore di fumetti (come Shutter Island, Edizioni BD) e grande appassionato di storie…

Possiamo dire che con i graffiti rupestri lo storytelling è nato per immagini ben prima della narrazione attraverso le parole?

Non se effettivamente la dinamica narrativa sia nata con i graffiti, immagino che l’esigenza di abbellire un racconto o di identificare un luogo ben preciso con dettagli descrittivi sia stata una delle prime a presentarsi per gli animali sociali in generale (penso alla danza delle api per identificare i luoghi). Sicuramente, nel momento in cui si è avvertito il bisogno di condividere in modo strutturato un racconto, il segno ha svolto un ruolo fondamentale: una prima alternativa (o integrazione) del racconto orale, una sintesi per certi versi, della realtà. Ma anche la possibilità di un racconto differito nel tempo, che è una delle prerogative delle rappresentazioni grafiche (e della scrittura).

Il bisogno del raccontare e dell’ascoltare racconti: come le immagini si differenziano rispetto alle parole nella risposta a questo bisogno?

Le immagini, quando funzionano, permettono una maggiore interattività in termini di rapporto narrativo. La voce narrante può aprire degli spazi ma in qualche modo conduce sempre l’ascoltatore in una direzione, lo incalza con l’esposizione e con la successione delle parole. Il racconto orale in qualche modo impone dei tempi alla fantasia dell’ascoltatore. L’immagine invece innesca il processo creativo e la comunicazione senza dettare tempi particolari: ci si può fermare davanti a una tavola illustrata per ore, così come si può scorrere un fumetto in modo molto veloce. Ognuno trova nel racconto per immagini il proprio tempo: il ritmo della narrazione (imposto dalla sequenza delle pagine o dalla scansione della tavola in vignette per un fumetto) si adegua così a questo tempo tutto interiore di creazione e di interpretazione.

Il fumetto unisce parole e immagini: in sequenza, richiede il completamento immaginario da parte del lettore di quello che avviene “nello spazio bianco”, tra vignetta e vignetta. Possiamo dire che ha le potenzialità per estrapolare “il meglio” dello storytelling da immagini e parole?

In potenza sì. Si tratta di qualcosa di completamente diverso rispetto all’illustrazione perché si appoggia a piene mani sulla tendenza della mente umana a interpolare tra diversi ‘stati’ o momenti della narrazione. In questo senso si tratta di una lettura più dinamica e coinvolgente rispetto ad altre forme: richiede meno astrazione rispetto alla parola scritta e impone un ritmo progressivo che l’illustrazione non ha. Tutto questo permettendo comunque una comunicazione a livello testuale (attraverso balloon e didascalie) e la fruizione di elementi grafici (il disegno). Quindi non è necessariamente meglio, ma sicuramente integra in modo più immediato alcune tipologie di comunicazione molto diffuse.

Lo storytelling complica o semplifica il messaggio?

Lo storytelling accompagna il messaggio. Anche se apparentemente servono più elementi per raccontare in modo contestualizzato un dato piuttosto che per comunicarlo in modo strettamente analitico, gli elementi accessori di questa narrazione di solito fanno sì che l’informazione giunga meglio e si ‘fermi’ di più nella nostra memoria. Lo stratagemma di inventarsi frasi o storielle per ricordare formule o sequenze di numeri è piuttosto esemplificativo: la storia che racchiude il dato è molto più lunga del dato stesso ma permette di ricordarlo meglio. Quindi è una complicazione che in qualche modo semplifica la ricezione del messaggio.

Come, secondo te, lo storytelling (e per la precisione lo storytelling a fumetti) può intersecare l’universo dell’edutainment? Con quali punti di forza?

Beh, l’edutainment ha come obiettivo di educare divertendo… Lo storytelling credo sia parte integrante della narrazione di qualsiasi tipo di gioco (e quindi di intrattenimento). Dai giochi di carte, al nascondino, ai giochi di società… la narrazione è una parte integrante del nostro giocare. Per questo chiamiamo “lupo” il bambino che ci insegue in cortile per acchiapparci… non so se è un’affermazione troppo pesante ma non credo che esista gioco senza narrazione. E non credo che esista una narrazione priva di un contenuto esperienziale o formativo (le favole per l’infanzia, ad esempio). Per questo credo che l’edutainment sia in qualche modo “figlio” dello storytelling. Semmai il problema è quello di selezionare i contenuti effettivamente formativi (perchè il confine tra edutainment e marketing e molto sottile) e le modalità narrative più adeguate (perchè comunicare giocando prevede una conoscenza molto precisa del target e delle modalità di interazione caratteristiche di un determinato gruppo).

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Best 15: le migliori copertine di dischi firmate da fumettisti internazionali

Best 15: le migliori copertine di dischi firmate da fumettisti internazionali
Scritto da  Comicom    Tags:  A Charlie Brown Christmas, Backspacer, Bill Sienkiewicz, Blur: The Best of, Brick by Brick, Charles Burns, Cheap Thrills, classifica, comicom, Comicom Best 15, copertine, cover, Craig Thompson, Daniel Clowes, Dave McKean, dischi, Follow the Leader, fumetti, Gary Panter, Gilbert Hernandez, Graduation, Iggy Pop, illustrazione, Jefferson Airplane, Jimi Hendrix, Joe Satriani, John Byrne, Kanye West, Korn, Matt Groening, migliori copertine, Moebius, musica, Neil Gaiman, Peanuts, Pearl Jam, Raymond Pettibon, Robert Crumb, Ron Cobb, Schulz, Sonic Youth, Surfing with the Alien, Takashi Murakami, The Red Hot Chili Pepper, The Smoke of Hell, The Supersuckers, Todd McFarlane, Tom Tomorrow, Vince Guaraldi Trio, Voodoo Soup    Pubblicato il 15 settembre 2011 in comunicazione d'impresa, home  |  8 Commenti
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1. Cheap Thrills - Robert Crumb+Big Brother and the Holding Company

Un fumettista psichedelico per una band psichedelica, nell’album capostipite della ribollente scena di San Francisco, anno 1968: un disco inserito da Rolling Stone tra i migliori 500 di tutti i tempi. Janis Joplin, allora ancora parte del gruppo, era un’appassionata di fumetti underground, e insistette per spostare le vignette di Crumb dal back al front.

 

 

 

 

2. Follow the Leader – Todd McFarlane+Korn

Il primo successo commerciale dei Korn, Follow the Leader, è legato all’immagine di Todd McFarlane, uno dei più importanti cartoonist degli anni ’80 e ’90. Il suo segno rivoluzionò Amazing Spider-Man, portandolo alla fondazione dell’innovativa Image (la casa editrice che lanciò Spawn). Anche questa cover riflette il suo stile surreale: morbidamente angosciante, la bambina in rosso sta per buttarsi nel baratro, seguita dai compagni di giochi. L’immagine ebbe così tanto successo che la band optò per copertine “da fumetto” anche per album successivi, tra cui Issues (realizzata lanciando un concorso di idee tra i fans).

 

3. Warning: Contains Language - Dave McKean+Neil Gaiman

È incredibile quante copertine di dischi abbia creato Dave McKean, legando al proprio segno inquieto le musiche più diverse, dal piano minimal di Michael Nyman, a Tori Amos, Alice Cooper, fino al metal dei Testament. L’unica è esplorare il suo sito per rigirarsi nelle sue torbide, geniali evocazioni fantasmatiche. Scegliamo per motivi di affetto la cover di un progetto realizzato con Neil Gaiman, abituale compagno di incubi fumettistici.

 

 

4.  The Smoke of Hell - Daniel Clowes+The Supersuckers

Daniel Clowes dice di odiare la musica tanto quanto la protagonista del suo Ghost World, ma intanto ha sfornato una ventina di cover di dischi sempre geniali e sudate. Un approfondimento su Nuvole Parlanti, qui.

 

 

 

 

 

5. Backspacer – Tom Tomorrow+Pearl Jam

Il celebre fumettista-editorialista per The New York Times, The New Yorker, Esquire, The Economist (tra gli altri) ha nascosto su vari siti le nove immagini che vanno a comporre la cover dell’album, sfidando i fan a trovarle e a ricomporle.

 

 

 

 

 

 

6. A Charlie Brown Christmas – Schulz+Vince Guaraldi Trio

Fa un po’ caldo per pensare al Natale, ma questo è forse uno degli album più famosi di tutti i tempi di canzoni natalizie. Colonna sonora dell’omonima e amatissima serie animata tratta dai Peanuts sulla CBS.

 

 

 

 

 

7. Surfing with the Alien – John Byrne+Joe Satriani

Il chitarrista più veloce di tutti i tempi ha preso un’immagine da Silver Surfer #1 di John Byrne, usandola come cover per uno dei suoi dischi più famosi senza chiedere il permesso all’autore… Succede anche questo!

 

 

 

 

 

8. The Red Hot Chili Pepper – Gary Panter+ Red Hot Chili Pepper

Uno dei Master of American Comic, migliore amico di Matt Groening, fondamentale autore del fumetto underground statunitense, Panter firma il primo disco dei Red Hot con il suo tratto abrasivo e sorprendente.

 

 

 

 

 

9. Man on the Moon: The End of Day – Bill Sienkiewicz+Kid Cudi

Coprodotto da Kanye West, questo strano album rap, molto apprezzato dalla critica, orna il proprio volto dei colori fusi, caldi e suggestivi di Sienkiewicz. Il fumettista non è nuovo al mondo della musica, basti ricordare le magnifiche illustrazioni per Voodoo Child: The Illustrated Legend of Jimi Hendrix.

 

 

 

 

 

10. Friend and Foe – Craig Thompson+Menomena

Con il suo artwork per la band indie l’autore dell’indimenticabile Blankets è stato nominato ad un Grammy Award come  ”Best Recording Package”. Durante il tour europeo dei Menomena il fumettista è salito più volte sul palco improvvisando dei disegni insieme alla musica su grandi fogli di carta da macellaio, per poi strapparli e lanciarli al pubblico entusiasta.

 

 

 

11. Voodoo Soup – Moebius+Jimi Hendrix

A proposito di Jimi Hendrix, sorbitevi questa spassosa e autoironica cover firmata da uno dei più grandi disegnatori, il creatore di Garage Ermetico, l’instancabile umanoide associato Jean Giraud aka Moebius.

 

 

 

 

 

 

12. After bathing at the Baxter’s – Ron Cobb+Jefferson Airplane

Il visionario e creativo disegnatore di questa cover (anche fumettista politico) è lo stesso a cui dobbiamo gli strambi esseri della “cantina” di Guerre Stellari, le scenografie di Alien, Conan e Atto di forza, la progettazione della DeLorean di Ritorno al futuro e gli effetti visivi delle migliori puntate di Ai confini della realtà…

 

 

 

 

13. Graduation – Takashi Murakami+Kanye West

Uno dei più grandi artisti giapponesi qui riversa la sua estetica da otaku e il suo inno alla cultura popolare giapponese contemporanea.

 

 

 

 

 

 

14. Brick by Brick- Charles Burns+Iggy Pop

Un grande fumettista creepy per l’Iguana del rock.

 

 

 

 

 

 

 

 

15. Limbo - Gilbert Hernandez+Throwing Muses

Per lo stile di Hernandez si è parlato di “realismo magico”: qualunque cosa sia, è perfetto per la musica febbrile e allucinata del gruppo di Newport.

 

 

 

 

 

 

Menzione speciale:

Goo - Raymond Pettibon+Sonic Youth

Vero, Pettibon non è esattamente un fumettista (come il Julian Opie del celeberrimo Blur: The Best of), ma la sua arte è innegabilmente legata all’universo dei comics. L’artista stesso lo riconosce in varie interviste. E questa cover è davvero cool.

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Storyboard, ibrido figlio di cinema e fumetto – Comicom intervista Marco Feo

Storyboard, ibrido figlio di cinema e fumetto – Comicom intervista Marco Feo
Scritto da  Comicom    Tags:  animazione, Apogeo, Ari Folman, cartoons, Cinema, comicom, comunicazione, digitale, Federico Fellini, Festival del Cinema di Venezia, film, fumetti, Gipi, illustrazione, intervista, L'ultimo terrestre, Marco Feo, Marjanne Satrapi, Paolo Cubadda, Persepolis, Pixar, Pollo alle prugne, Ratatouille, Sciacallo Elettronico, storyboard, Storyboarding, Up, Valzer con Bashir, Walt Disney    Pubblicato il 12 settembre 2011 in comunicazione d'impresa, home  |  Commento
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Il Festival del Cinema di Venezia si è appena concluso e a noi rimane una curiosità: se è Gipi a disegnare lo storyboard di L’ultimo terrestre, Marjane Satrapi avrà fatto lo stesso con quello del suo Pollo alle prugne? Come si comporteranno in questo senso gli autori di fumetti dietro alla macchina da presa?

Lo storyboard è la traduzione in immagini delle inquadrature di un film (sia esso dal vero o animato), e viene usato di supporto durante le riprese. In pratica è la visualizzazione della sceneggiatura prima di girare, con disegni che (di solito contenuti in vignette) rappresentano il punto di vista dei fotogrammi chiave. La sua produzione non è obbligatoria, ma è di grande aiuto per una pianificazione precedente al set, dove ogni secondo è prezioso.

Abbiamo fatto qualche domanda a questo proposito a Marco Feo, professionista del settore, autore del libro Storyboarding – Dalla parola all’animazione (Apogeo Edizioni) e creatore della rivista Lo Sciacallo Elettronico.

A cosa serve lo storyboard? Quali elementi del prodotto finito permette di controllare?

Si tratta di illustrazioni schizzate più o meno velocemente, che fissano i momenti significativi del filmato, con l’indicazione, accanto a ciascuna immagine, del relativo audio (suoni, rumori, musiche, dialoghi); dei movimenti di camera; degli eventi o dei punti d’interazione in un prodotto interattivo. È uno strumento tecnico e narrativo da sempre utilizzato nel cinema, molto utile al regista per avere un’idea visiva iniziale di ciò che dovrà riprendere. Molti registi come Fellini, ad esempio, realizzavano da soli i propri storyboard. Grazie a questo documento di lavorazione, registi, collaboratori e produttori, possono discutere, elaborare, affinare, fino ad arrivare alla versione definitiva della loro storia.
Lo storyboard può essere realizzato su carta in maniera tradizionale o direttamente a computer con la tavoletta grafica o con elementi simbolici e schematici come forme geometriche. Nell’animazione è un passaggio realizzativo fondamentale perché permette di impostare le inquadrature su cui lavoreranno i disegnatori. Ciò che conta è far capire il senso narrativo della sequenza, se l’inquadratura funziona, se la regia raggiunge il senso voluto.

Qual è lo storyboard perfetto? Ci sono storyboard artist che segui in particolare?

Ne potrei citare moltissimi. Sicuramente per gli aspiranti animatori che si stanno formando in questa tecnica professionale è utilissimo poter studiare gli storyboard realizzati per i lungometraggi animati Walt Disney; sono una vera miniera d’oro per chi si vuole avvicinare a questo lavoro. Fra gli autori italiani mi piace citare l’ottimo lavoro realizzato da Paolo Cubadda per lo Storyboard del film Vajont della Martinelli Film.

Vedi punti in comune tra storyboard e fumetto?

Sono due linguaggi diversi, anche se hanno molti punti in comune. Il fumetto è una forma di espressione che unisce le strutture narrative del testo e dell’immagine attraverso sintassi peculiari sviluppate negli anni su differenti testate e da differenti autori. È una magica miscela attraverso la quale un autore può raccontare, avvalendosi di tutto l’approfondimento di un testo scritto, unendovi l’atmosfera e la suggestione che solo un’immagine può creare.
Lo Storyboard invece è uno strumento attraverso il quale viene realizzato un racconto (film, animazione, spot pubblicitario, ecc…) che ha sue peculiari differenze linguistiche rispetto al fumetto. Il fumetto è il prodotto finito, lo Storyboard solo un passaggio realizzativo.
Nel fumetto si deve creare l’illusione narrativa del movimento, dell’azione, del dialogo. Si sta parlando con il lettore, gli si trasmette il contenuto della storia. Lo Storyboard deve far capire come si vuole realizzare un effetto narrativo. Ci si rivolge ad un tecnico (regista, operatore, animatore, ecc…) e non al pubblico finale.
In comune ci sono sicuramente la tecnica del disegno, l’espressività e recitazione dei personaggi, la sintesi grafica, la sucessione di vignette (o inquadrature), il taglio cinematografico, e molto altro.

Ci sono differenze tra uno storyboard realizzato per un film e uno per una pubblicità?

Certamente, i tempi narrativi. Ma la differenza non risiede tanto nello Storyboard in sé quanto nei diversi sistemi narrativi dei due prodotti, che hanno lunghezze e obiettivi completamente differenti. Gli Storyboard possono essere realizzati in maniera molto diversa fra loro anche per la stessa tipologia di prodotto.
Ho visto Storyboard estremamente complessi e dettagliati, oppure Storyboard semplificati in pochi schizzi. Lo Storyboard non sempre viene realizzato per tutto il film (richiederebbe un lavoro molto lungo e complesso). Di solito lo si utilizza per le sequenze più importanti oppure per quelle che richiedono un intervento dell’operatore particolare o di effetti digitali. In questi casi lo Story è uno strumento di lavoro indispensabile prima per pensare la scena, poi per raccordare fra loro tutti gli elementi tecnici al fine della sua resa finale.

Si è evoluta la professione dello storyboarder nell’epoca del digitale?

Moltissimo. È come se fosse nato in nuovo linguaggio. Prima di tutto si è potenziata e velocizzata moltissimo la fase operativa. Software, tavolette grafiche… tutti i meriti che la grafica digitale offre a chi lavora con le immagini si riversano nello studio dello storyboarder. Un lavoro spesso realizzato con tempi realizzativi molto stretti, dove poter partire da un disegno già fatto o utilizzare la combinazione di tasti Ctrl+Z, se si è commesso un errore, diventa una necessità fondamentale. Io lavoro ormai quasi sempre al computer, mi capita però a volte di ritornare al tavolo da disegno. Se commetto qualche sbaglio mi viene spontaneo cercare la tastiera per ricorrere al comando Annulla; purtroppo sul foglio di carta non esiste questa possibilità. Quest’esempio è una banalità, ma dimostra quanto sia fondamentale il computer nel lavoro professionale.
Ma l’evoluzione digitale non riguarda solo le modalità realizzative. Non è solo una questione di tempo o di qualità dell’immagine. Nel mio libro cerco di spiegare come, proprio il sistema comunicativo utilizzato in uno Storyboard sia divenuto, con l’avvento del digitale, un nuovo modo di comunicare.
Il cartone animato nasce come naturale evoluzione delle forme di espressione. Utilizza il movimento per raccontare la vita. Forse proprio per questa sua peculiarità, perché è vivace, fin dall’inizio viene utilizzato come forma d’intrattenimento, in particolare per i bambini.
Da prodotti per bambini i cartoons sono diventati oggi un completo strumento di comunicazione rivolto a tutti i target. Li vediamo nella pubblicità televisiva, su Internet, sulla telefonia mobile, recitano insieme ad attori in carne ed ossa, diventano documenti di denuncia sociale come Persepolis (2007) di Marjane Satrapi o Valzer con Bashir (2008) di Ari Folman.
Il computer e i software di animazione permettono di avere in un unico ambiente tutti gli strumenti creativi per realizzare un cartone animato completo di video, suono ed effetti speciali. I programmi di fotoritocco, grafica vettoriale, montaggio video e painting digitale permettono di miscelare fotografie, disegni, grafica e segno pittorico in un amalgama unico ed omogeneo. E di animare il tutto!
La sequenza narrativa dello Storyboard digitale segna un nuovo tipo di linguaggio: unisce alla staticità del fumetto, la multimedialità e l’interattività. Con i sistemi narrativi multimediali possiamo seguire percorsi di lettura orizzontali, verticali o tridimensionali. Possiamo scegliere cosa fare intervenendo personalmente nell’evoluzione della storia. Possiamo avviare componenti audio e video. Rispetto al fumetto questo tipo di messaggio diventa più ricco e coinvolgente. Rispetto al cinema mantiene la personalizzazione del tempo e del percorso. Nel cinema è il regista a scegliere il tempo di fruizione dell’opera, nel fumetto o in un normale testo scritto, il lettore può approfondire, andare veloce, saltare pagine o tornare indietro a controllare passaggi poco approfonditi. Il tempo di lettura è personale. Proprio questa peculiarità fondamentale viene mantenuta con i linguaggi multimediali e amplificata.

Cosa approfondisce il tuo libro Storyboarding uscito da poco per Apogeo?

Si parte da un’analisi storica e artistica dell’animazione, soffermandosi in particolare sull’evoluzione apportata al linguaggio dalle nuove tecnologie digitali. Si analizzano le figure professionali e i ruoli codificati in un processo di animazione. Ci si addentra quindi alle specifiche tecniche del disegno manuale e dell’utilizzo dei software grafici per l’elaborazione di animazioni. Come disegnare ed animare un personaggio, lo spazio, l’ambiente, l’interazione. Un capitolo è dedicato agli “effetti speciali” con una nutrita serie di tutorial per apprendere le tecniche basilari per creare effetti nei cartoons. Quindi si approfondiscono le componenti tecniche: formati di esportazione, audio e musica, montaggio video, animazioni bidimensionali e tridimensionali. Conlcude il tutto una sitografia per trovare materiale e spunti interessanti per i lavori del lettore.

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Infografiche: te lo spiego con un disegno

Infografiche: te lo spiego con un disegno
Scritto da  Comicom    Tags:  design, diagramma, Francesco Franchi, fumetti, grafica, IL, illustrazione, infografica, mappa, schema, supereroi    Pubblicato il 26 luglio 2011 in comunicazione d'impresa, home  |  Nessun commento
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Un sapore elegantemente vintage, influenze dal formalismo russo, premi internazionali e recensioni entusiastiche su siti di design: le infografiche di IL, magazine de Il Sole 24 Ore, sono un’impronta di stile inconfondibile, assieme alla particolare ricercatezza tipografica. Un colore domina l’intero servizio, identificandolo con efficacia.

Molti materiali sono reperibili sul Flickr di Francesco Franchi, art director della rivista.

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Il caso di IL è un caso più unico che raro in Italia. Eppure le infografiche possono schematizzare e spiegare qualsiasi argomento, un uso perfetto per un magazine (tanto più accattivante se coinvolge l’illustrazione, a nostro parere).

Le prime infografiche della storia sono le mappe: rappresentazioni sintetiche e astratte, disegnate e fondamentali per la comprensione dello spazio. Ora una loro evoluzione, grazie alla rete e alla multimedialità, è l’inserimento di interattività e animazioni.

Una carrellata di infografiche davvero divertenti che hanno girato per la rete: tema… i fumetti.

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