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No logo, si logo: l’ardua scelta DC Comics

No logo, si logo: l’ardua scelta DC Comics
Scritto da  Comicom    Tags:  app, applicazione, Batman, brand, DC Comics, DC Entertainment, evoluzione del logo, fumetti, Hulk, interattività, logo, nuovo logo, rebranding, Superman    Pubblicato il 24 gennaio 2012 in comunicazione d'impresa, home  |  Nessun commento
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Il video è già virale: il fan DC Comics vede il nuovo logo, appena uscito, e impazzisce alla Hulk.

Il restyling del logo è una questione delicata, soprattutto se all’immagine aziendale sono affezionati così tanti fan… Non a caso la DC aveva fatto uscire qualche tempo fa delle prove di test, scatenando polemiche accese (qui un divertente articolo di Comicus).

Ora, pare, il logo si chiama DC Flip e avrà diverse versioni, declinabili a seconda del fumetto pubblicato (ad esempio, alla Watchmen), con uscita a marzo.

Il lavoro è di Landor & Associates, grande brand agency di San Francisco.
Il nuovo logo va a sostituire quello realizzato nel 2005 da Josh Beatman (che aveva a sua volta rinnovato quello risalente al 1976 di Milton Glaser): nell’immagine, la storia di rebranding.

Di fatto è questa la motivazione principale: un rinnovamento di immagine che passa dal logo ma anche da nuove pubblicazioni e canali di sviluppo, fino a diventare da semplice casa editrice ad un vero e proprio riferimento di entertainment a tutto tondo (come la app sviluppata con Lego: qui un approfondimento; o la sua acquisizione da parte della Warner Bros.). Comunque l’idea del “disvelamento” della D che scopre una C declinata è piuttosto sfiziosa e apre a molte possibilità.

Ma cosa dicono i vip (passateci l’espressione) del fumetto? Twitter ha rivelato l’opinione di molti professionisti, che qui riportiamo (fonte: Bledingcool)

Matt Hawkins – “Wow, the new DC Comics logo is HORRIBLE…”

Paul Grist – “I’m impressed with the (possibly) new DC logo which manages to make illegible the letter D. And C. That’s not easy to do.”

Jeff Katz – “Feels like a logo for a small lit management company or something.”

Peter David – “Why is the new DC logo a Pokeball?”

Chris Weston – “Wifey says it looks like a pharmaceutical logo.”

Camron Stewart – “The DC logo conjures to mind All Star Superman being read aloud by Will Ferrell’s voice immodulation disorder guy”

Phil Hester – “Maybe I’m a self-loathing nerd, but I like logos that look like they might have started as magic marker on typing paper in a basement. Errr– I mean, IT’S GORGEOUS! #TryToStayEmployedHester”

Chris Sims – “The major problem with the new DC logo is the unconscionable lack of Go-Go Checks.”

Tom Spurgeon – “I might be interested if DC went with a photoshop merging of Paul Levitz’s and Bob Wayne’s heads, but otherwise, ZZZZZZZ”

E ora diamo la parola alla DC stessa…

“È una nuova era per DC Entertainment, e il nuovo look riflette un approccio dinamico e audace; al tempo stesso celebra il ricco patrimonio della società e il forte portfolio di personaggi”, ha affermato John Rood, Executive Vice President of Sales, Marketing e Business Development per la DC Entertainment .

Il design della nuova identità DC Entertainment utilizza un effetto “buccia” – la D è strategicamente posizionata sopra la C e svela la C nascosta – che simboleggia la dualità dei più celebri personaggi presenti all’interno del portfolio DC Entertainment.

“Nostro obiettivo è stato quello di catturare l’identità dinamica e provocatoria DC. La nostra soluzione è una espressione vivente che cambia e si adatta ai personaggi, alle trame”, spiega Nicolas Aparicio, Executive Creative Director presso la sede di Landor San Francisco. “La nuova identità è costruita per l’era digitale, e può essere facilmente animata e personalizzata per sfruttare appieno l’interattività offerta per tutte le piattaforme media“.

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Packaging a fumetti

Packaging a fumetti
Scritto da  Comicom    Tags:  Agostino Depretis, Ausonia, Batman, brand, case editrici, Cavour, character design, confezione, contenitore, design, Diesel, Dr. Pira, Fondazione Marc Sleen, fumetti, gatto Isidoro, Girella Motta, Golosastro, Grazia Nindasio, Grisbì, I Divi, Iron Man, Limited Edition, Marvel, Massimo Giacon, Mulino Bianco, packaging, personaggi, Piccolo Mugnaio Bianco, profumo Only The Brave, Slowcomix, supereroi, Toro Farcito, Tuono Pettinato    Pubblicato il 11 novembre 2011 in comunicazione d'impresa, home  |  3 Commenti
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La prima testimonianza del packaging risale al 1035, quando un viaggiatore persiano al Cairo notò che nei mercati il cibo e le spezie venivano avvolti nella carta dal venditore. Da allora di strada ne è stata fatta parecchia, anche se la sua vera diffusione, anche in altri materiali, avviene nel XIX secolo.

A volte si conserva anche il contenitore, per la sua ricercatezza, il piacere della creatività nell’apertura, per un suo possibile reimpiego suggerito – o meno – dalla sua stessa forma.

Giocare con il design, l’ergonomia, i materiali è diventato un universo che invitiamo a scoprire. I fumetti sono stati ampiamente coinvolti: per una loro divertente riconoscibilità, per il carattere di quotidianità che hanno le strisce, perché evocano una serie di valori e di emozioni accattivanti, che parlano all’immaginario collettivo.

I supereroi in genere sono sempre ottimi strumenti di marketing. Esprimono eccezionalità, coraggio, potere.

Batman allora può sorseggiare del latte alla fragola ed esserne il contenitore (elaborazione dello studio russo Hattomonkey, 2008).

Un meno ironico Iron Man riveste con le sue avventure la confezione del profumo maschile Only The Brave Limited Edition di Diesel, che nel suo sito web si sbizzarrisce sull’estetica supereroistica avendo già cavalcato la moda di Capitan America.

Un gruppo di fumettisti di casa nostra invece hanno prestato la loro mano artistica per una serie di prodotti Made in Italy per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Il progetto si chiama I Divi (Associazione Slowcomix) ed è aperto a proposte.

Ognuno ha sviluppato un personaggio storico che ha fatto l’Italia, all’insegno della satira e dell’umorismo (anche) nero: Ausonia disegna il volto del Duce sull’olio di ricino Dux Nobis, Massimo Giacon il fusto di detersivo “super slavante” Cavour, Tuono Pettinato il rompicapo Joe Litty, il Dr. Pira la lattina di pasticcio di mare Agostino Depretis, ecc.

Sorge qualche dubbio sull’effettivo contenuto dal contenitore…

[Show as slideshow]
ausonia-olio-di-ricino-dux-nobis
dr-pira-pasticcio-di-mare-depretis
giacon-detersivo-cavour
pettinato-rompicapo-joe-litty

Poi ci sono case editrici, fondazioni e musei dedicati al fumetto che producono packaging personalizzati per brandizzare prodotti che viaggiano oltre i soliti canali: è il caso della Fondazione Marc Sleen, belga, che in occasione di Bruxelles capitale mondiale della birra, ha realizzato la Nero Beer, con la grafica del detective a fumetti creato dall’autore.

Gli esempi si sprecano, nella storia: negli anni ’70 si potevano masticare i chewingum Marvel, che contenevano microscopici fumetti a colori.

In Italia i ricordi affondano nel tempo:  la Girella Motta con Toro Farcito e il malefico Golosastro, il gatto Isidoro con i biscotti Grisbì, il Piccolo Mugnaio Bianco innamorato della morbida Clementina direttamente dalla matita di Grazia Nidasio…

 

 

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Fumetto Style

Fumetto Style
Scritto da  Comicom    Tags:  brand, Captain America, Cartoomics, Chanel, Converse, Costume Institute, D&G, DC, Diabolik, Diane Von Furstenberg, Disneyland, Elle, fashion, Frank Miller, Gucci, Hogan, J. Scott Campbell, Jean Paul Gaultier, Luca Boschi, Milo Manara, moda, Prada, Sisley, supereroe, The Batman, Tommy Hilfiger, Topolino, Valentina, Walt Disney, Wonder Woman, X-Men    Pubblicato il 9 marzo 2011 in comunicazione d'impresa, home  |  Nessun commento
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Il cuore di Cartoomics (11-13 marzo, Fieramilanocity) sarà il laboratorio di sartoria dedicato ai fumetti, in onore al tema centrale all’edizione di quest’anno, focus anche di un’esposizione: la moda.

Dalla camicia rossa-giacca nera di Dylan Dog alla lingerie di Valentina, lo stile di alcuni personaggi entrati nell’immaginario collettivo ha fatto scuola.

La moda spesso ha tratto spunti e provocazioni visive dal mondo dei fumetti, giocando con la riconoscibilità di mondi estremamente popolari, a volte mitici, come nel caso dei supereoi DC Comics ripresi nell’omaggio dello stilista Jeremy Scott alla Settimana della Moda di New York e dalla Converse per festeggiare i settantacinque anni della storica casa editrice.

La celebrità dei supereoi è rinforzata dall’enorme successo di film come quelli tratti dalle avventure di Batman e X-Men, e da quelli in dirittura d’arrivo come Captain America (ripreso da un’edizione limitata di magliette da Tommy Hilfiger).

Il Costume Institute del Metropolitan Museum di New York ha dedicato a tanta potenza comunicativa la mostra Superheroes, Fashion and Fantasy.

La familiarità e i valori che portano questi personaggi hanno la forza di un brand profondamente radicato nell’immaginario, e questo gli stilisti l’hanno capito benissimo, basti ricordare la diffusione che ha avuto qualche anno fa la classica maglietta blu con il logo di Superman. Che attraverso l’abito, il costume, passino un po’ di superpoteri?

Attraverso il personaggio del supereoe passa anche uno specifico carattere: non a caso Diane Von Furstenberg ha scelto Wonder Woman, simbolo di forza, indipendenza e libertà femminile per la sua Capsule Collection, allegando il fumetto sceneggiato dalla stilista stessa Be the Wonder Woman you can be, Featuring the adventures of Diva, Viva and Fifa: parte del ricavato è andato in beneficenza per progetti sulle pari opportunità e per un maggiore inserimento delle donne nel mondo del lavoro.

Con uno stile più ammiccante e politically scorrect che la contraddistingue, Sisley aveva lanciato nel 2010 per la collezione primavera-estate la linea dedicata al genio del crimine Diabolik, corredando anche con un’applicazione per IPhone, Le Chiavi del Destino, un fumetto-game con 90 vignette interattive.

Altro tipo di riconoscibilità è quella dell’universo Disney, che parla all’aspetto infantile e ironico del fashionaholic più che all’appassionato di Carl Barks.

Luca Boschi ha efficacemente riassunto la gustosa operazione di Disneyland Paris ed Elle (qui), che ha commissionato al cartoonist Ulrich Schröder la rappresentazione di personaggi della moda nelle vesti di Topolino e Pippo (Dolce & Gabbana) Paperino (Jean Paul Gaultier) e altri beniamini disneyani.

Non ci addentriamo nelle miriadi di accessori e abiti legati a Mafalda (Oysho), Palmiro (Nannini), Andy Capp (Geco Brand), Corto Maltese (Swatch e Chiros) o Catwoman (Fornarina), Valentina (Unimar), sempre coinvolti in dinamiche di licensing: è ancora più interessante quando l’interesse degli stilisti si sposta dai testimonial a fumetti al riconoscimento di una politica degli autori.

Chanel ha chiesto a Milo Manara di rappresentare Shalom Harlow per la linea beauty Précision Beauté Initiale, realizzando un catalogo che è un oggetto artistico da collezione.

La Hogan invece ha coinvolto J. Scott Campbell per una spy story a fumetti, dove le agenti segrete indossano Hogan.

[Show as slideshow]
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j-scott-campbell-per-hogan
milo-manara-per-chanel-02
milo-manara-per-chanel

Sotto, Frank Miller si ripresta alla macchina da presa per Gucci.

httpv://www.youtube.com/watch?v=7QZR67iI4vE&feature=relmfu

Gli ambiti di sviluppo hanno potenzialità enormi, anche per i giovani talenti: si è da poco concluso lo Swing Manga Contest di Prada per i nuovi Swing Sunglasses, ideato per stimolare la creatività di fumettisti e illustratori a livello internazionale e coinvolgere i tre vincitori in una pubblicazione.

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