Comicom intervista Manfredi Giffone: Un fatto umano

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Con il libro a fumetti Un fatto umano. Storia del pool antimafia (Einaudi, 2011) Manfredi Giffone, Fabrizio Longo e Alessandro Parodi mettono in scena le vicende di Falcone, Borsellino e dell’Italia nei suoi anni più inquietanti. L’argomento è assolutamente attuale, basta aprire un giornale, non è affatto “storia passata”.

La rappresentazione è molto particolare: oltre alla scelta del fumetto, i personaggi sono rappresentati come animali antropomorfi, tra le suggestioni di un racconto morale e quelle di una metamorfosi visionaria e provocatoria.

Comicom ha fatto alcune domande allo sceneggiatore Manfredi Giffone.

Com’è nato il team di lavoro che ha portato alla realizzazione del volume? Il rapporto con la casa editrice come si è sviluppato?

Ho conosciuto Alessandro e Fabrizio nel 2004 quando degli amici in comune ci hanno messo in contatto per realizzare insieme alcune storie brevi. Noi tre avevamo gusti diversi in fatto di fumetti ma delle idee simili sul tipo di prodotto che ci sarebbe piaciuto realizzare. Eravamo ansiosi di metterci davvero alla prova e raccontare una storia che fosse ambientata in Italia e che si prestasse a fare un fumetto di ampio respiro e così abbiamo cercato un’idea che convincesse tutti.

Dopo un paio di anni di progetti a vuoto ci siamo concentrati sulla storia del pool antimafia (e quindi anche della mafia degli anni Ottanta) e abbiamo realizzato degli studi preliminari e una sinossi. L’agenzia letteraria Marco Vigevani si è appassionata al progetto e in breve Einaudi Stile Libero si è fatta avanti. Da quel momento in poi abbiamo lavorato ancora altri quattro anni per portare a termine la sceneggiatura e in parallelo i disegni mentre aggiornavamo Einaudi sullo stato dell’arte.

La sceneggiatura ha subito diverse revisioni che ho fatto insieme a Rosella Postorino, bravissima editor di Einaudi, e la casa editrice, oltre a supervisionare il libro dalla resa tipografica fino alla tutela legale, ha inserito tutti i testi, utilizzando due font disegnate ad hoc dalla calligrafa Francesca Biasetton e digitalizzate dallo studio Ram di Bologna.

Come mai la scelta di animali antropomorfi per affrontare temi scottanti? Lo abbiamo visto in casi “eccellenti” (da Mausa Blacksad, ma anche nella letteratura non disegnata di La fattoria degli animali) e ricorda un po’ al contempo la fisiognomica simbolica… O è stata una riflessione anche sul titolo: la mafia, “un fatto umano” (da una frase di Falcone) in realtà bestiale, perché tutti gli uomini, nel bene e nel male sono anche animali, che attivano e subiscono istinti di potere, di forza, di dominio?

Il titolo del libro è stato deciso, di comune accordo con Einaudi, verso la fine della lavorazione. L’idea degli animali invece era una delle componenti fondamentali del fumetto fin dall’inizio. Quando ho pensato che si poteva raccontare a fumetti la storia di Falcone e Borsellino e degli altri uomini che hanno contrastato la mafia negli anni Ottanta, mi sono reso conto abbastanza presto che c’era un’enorme mole di personaggi da gestire. Ho cercato quindi un modo per aiutare il lettore a orientarsi e l’idea di utilizzare dei personaggi con fattezze animali permetteva di renderli più riconoscibili.

Questa soluzione presentava inoltre alcuni altri vantaggi. Ad esempio permetteva in certi casi di identificare immediatamente il carattere di una persona a seconda dell’animale a cui era abbinato visto che da secoli siamo abituati a pensare che un leone è coraggioso, un cane fedele, eccetera. Poi c’era la possibilità di riunire alcuni gruppi di personaggi a seconda delle specie o delle famiglie animali: i Corleonesi sono diventati dei cinghiali, gli Inzerillo delle scimmie, i Greco dei gufi e così via. Infine utilizzare dei personaggi con fattezze animalesche spostava in parte l’accento della storia, almeno a un primo sguardo, verso una rappresentazione quasi allegorica e questo ha creato un bel contrasto con la ricostruzione molto documentata degli avvenimenti e dei luoghi in cui si sono svolti i fatti.

Giornalismo a fumetti o “storia contemporanea” a fumetti: in che contesto si inserisce Un caso umano? Quanto tempo ci è voluto per svilupparlo e quali ricerche?

Un fatto umano è stato definito una graphic history e in effetti le ricerche che ho condotto per scrivere la sceneggiatura sono state simili a quelle che compie uno storico per scrivere un saggio. Nel complesso il lavoro di documentazione è durato circa sette anni e ho continuato a studiare fino a poco prima di andare in stampa.

In questo lasso di tempo ho consultato fonti eterogenee fra cui saggi di storia, reportage giornalistici, libri di fotografie, intere annate di quotidiani, le sentenze di numerosi processi, rapporti di polizia e ho avuto anche modo di vedere le foto dei più eclatanti delitti di Palermo scattate dalla scientifica.

Poi c’è stato il lavoro sul campo con materiale fotografico ad hoc e interviste a testimoni degli eventi di quegli anni. A seconda delle esigenze sono andato a scattare delle foto che magari servivano per poter disegnare un luogo in particolare, come la casa di Ninni Cassarà dove il commissario è stato ucciso in un agguato, il cavalcavia di viale Giafar a Palermo teatro di un’incredibile sparatoria fra Pino Greco e Totuccio Contorno o la rimessa delle barche a Porticello dove è stato assassinato il commissario Beppe Montana.

Ho avuto poi l’occasione di parlare con persone che all’epoca avevano un ruolo di primo piano nella vicenda che stavo raccontando come Leoluca Orlando, Giuseppe Ayala, Antonio Ingroia o entrare in contatto con alcuni familiari dei protagonisti della storia come Maria Falcone, Caterina Chinnici o Dario Montana. Tutte queste persone si sono dimostrate estremamente disponibili e questi incontri sono stati non solo molto utili per le ricerche che stavo svolgendo ma anche emozionanti. Il risultato di questa lunga ricerca è consultabile nella bibliografia pubblicata online sul sito di Einaudi in cui ho dato conto delle fonti su cui mi sono basato per scrivere ogni pagina del fumetto, in alcuni casi vignetta per vignetta.

Avete in atto o in programma un piano di divulgazione del fumetto oltre le pareti delle librerie specializzate e delle biblioteche? Si potrebbe usare nelle scuole, ad esempio? Perché questo fumetto ha un impatto diverso rispetto a un testo scritto?

La Fondazione Progetto Legalità è stata coinvolta nella lavorazione di Un fatto umano e ha concesso il suo patrocinio ritenendo che questo fumetto potesse essere un valido strumento per raccontare la storia dell’antimafia e della mafia agli studenti e sta lavorando alla sua distribuzione nelle scuole sia siciliane, sia nel resto d’Italia.

Credo che un fumetto come il nostro possa avere un impatto diverso rispetto a un libro sullo stesso tema perché si tratta di un prodotto ibrido che permette di avere allo stesso tempo una notevole fruibilità di lettura, grazie alla narrazione per immagini, e un alto grado di approfondimento.

C’è stato il rischio di attutire la drammaticità del reale, filtrandola attraverso l’illustrazione e il fumetto? Avete avuto delle critiche e, in tal caso, come avete ribattuto?

Al di là del mezzo utilizzato la storia che abbiamo raccontato resta profondamente drammatica ma direi che il fumetto, in questo caso, è una sorta di scudo di Perseo che ci permette di vedere l’orrore senza venirne travolti. Non abbiamo avuto critiche in tal senso forse perché nella messa in scena non ho edulcorato affatto gli episodi violenti per quanto efferati o sanguinosi possano essere stati. La dinamica dei delitti più importanti, ad esempio, è stata ricostruita a partire dai sopralluoghi della polizia, dalle relazioni di servizio e dalle perizie balistiche. Ho deciso però di evitare ogni forma gratuita di spettacolarizzazione della violenza e dunque in alcuni casi ho cercato delle soluzioni che fossero funzionali dal punto di vista narrativo.

Hai nuovi progetti come sceneggiatore di fumetti?

Al momento sono completamente assorbito dalla promozione del libro e devo confessare di non avere altri progetti nel cassetto. Sto valutando alcune proposte ma finora non c’è niente di concreto. D’altra parte ho scritto questa storia utilizzando un fumetto perché pensavo che fosse il mezzo ideale per raccontarla così come l’avevo in mente. Alla fine è stata una splendida avventura e se trovassi un’altra storia su cui mettermi al lavoro con la stessa dedizione e passione non credo mi tirerei indietro ma, nel caso, non è detto che si tratterà necessariamente di un altro fumetto.

 

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