… di film non animati: un universo contiguo all’illustrazione, che ne interseca autori e suggestioni.
1. Robin Hood (2010) di Ridley Scott
Toccafondo, garanzia di bellezza.
httpv://www.youtube.com/watch?v=nuyMOmWCmsI
2. Lemony Snicket’s – Una serie di sfortunati eventi (2004) di Brad Siberling
Un capolavoro di illustrazione e di motion graphic.
httpv://www.youtube.com/watch?v=QsZ75J8_jNE
3. Il mostro (1994) di Roberto Benigni
L’animazione di Franco Matticchio tinge di ironia surreale e di mistero l’apertura del film di Benigni e Cerami.
httpv://www.youtube.com/watch?v=4JYdrldmP18
4. Per un pugno di dollari (1964) di Sergio Leone
Ombre rosse e nere corrono sulla magnifica colonna sonora di Ennio Morricone, riconoscibile design di Iginio Lardani (oltre alla Trilogia del Dollaro, ha firmato innumerevoli titoli con il suo stile un po’ warholiano).
httpv://www.youtube.com/watch?v=VEBhB8M6LgA
5. Juno (2007) di Jason Reitman
Un simbolo, anche estetico, dei film indipendenti: a questo link.
6. Brancaleone alle crociate (1970) di Mario Monicelli
L’arte di Emanuele Luzzati riempie ancor più mirabilmente di colori e di magia il sequel de L’armata Brancaleone.
httpv://www.youtube.com/watch?v=M9PrWuT-E-0
7. La pantera rosa (1963) di Blake Edwards
(Fonte: Wikipedia) Nel 1963, Edwards nel dare gli ultimi ritocchi alla sua commedia, che vedeva protagonista Peter Sellers, pensò di aprire il film con una sequenza animata che avrebbe fatto da sfondo allo scorrere dei titoli di testa. Chiese così al team di animazione di David DePatie e Friz Freleng di inventare qualcosa di appropriato. Durante la fase di creazione, gli animatori vollero creare un personaggio con l’eleganza di Cary Grant e l’impertinenza di James Dean; non essendo previsto nessun dialogo per la scena di apertura, venne dato al personaggio anche la mimica di Buster Keaton, facendo muovere il felino sulle note del motivo scritto da Henry Mancini che diventerà un vero e proprio cult. Ammette Freleng: “Non credo che saremmo riusciti ad avere il successo che abbiamo avuto senza la colonna sonora”. Il personaggio e la musica insieme hanno funzionato, ed hanno dato ai film di Edwards un importante tocco in più. Quando i titoli di apertura cominciarono a scorrere, il pubblico balzò dalla sedia: la sigla raggiunse un successo tale che la rivista Time nel suo numero del 27 aprile 1964 si espresse con queste parole: “Le animazioni dei titoli sono meglio del film”.
httpv://www.youtube.com/watch?v=s2l61q9gx2A
8. 300 (2006) di Zack Snyder
Sanguinarie ombre cinesi dal tocco dell’autore del fumetto da cui è tratto il film, Frank Miller. Title Design di Garson Yu. Non ripeteremo Frank Miller con Sin City, che comunque trovate qui.
httpv://www.youtube.com/watch?v=fjdpxCK3uIE
9. American Splendor (2003) di Shari Springer Berman e Robert Pulcini
Affettuosi titoli “a fumetti” per la biografia di Harvey Peckar, autore underground della serie a fumetti omonima al film.
httpv://www.youtube.com/watch?v=x5o-je2oViA
10. Il piccolo Nicolas e i suoi genitori (2009) di Laurent Tirard
… ed era meglio se si fermavano ai bei titoli pop-up invece di intaccare l’immagine del geniale personaggio dei fumetti di Goscinny e Sempé...
httpv://www.youtube.com/watch?v=ehOxUVwm2PI
11. Mr. Magorium’s Wonder Emporium (2007) di Zach Elm
A questo link del prezioso sito Art of the Title, i variopinti titoli vintage.
12. Il giro del mondo in 80 giorni (1956) di Michael Anderson
Del maestro del title design Saul Bass, conosciuto soprattutto per il suo stile “sagomato” e ritmato (click qui per “Anatomia di un Omicidio” di Otto Preminger).
httpv://www.youtube.com/watch?v=ee9XHRUkA6E
13. Sherlock Holmes (2009) di Guy Ritchie
I fotogrammi si ridisegnano con uno stile che quasi ricorda quello di Berardi e Trevisan (qui su Slumberland).
httpv://www.youtube.com/watch?v=-5JGCu1nCQA&feature=related
14. Casino Royale (2006) di Martin Campbell
Title design di Daniel Kleinman.
httpv://www.youtube.com/watch?v=Nfc9GLxlhEw
15. Kriminal (1966) di Umberto Lenzi
Gustosi titoli dal sottofondo trash per l’adattamento cinematografico dal celebre fumetto di Max Bunker, per un film che il Morandini descrive come “fumettistico nel peggior senso del termine”.
httpv://www.youtube.com/watch?v=KDEMMbo4Fjo
Citiamo Max Dugan Returns (1983), Gentlemen Broncos (2009), dove i titoli sono un commosso omaggio alle copertine illustrate dei libri di fantascienza, e The Dog Problem (2006).
… festeggiare con una carrellata di immagini sulle creme e gli oli solari! La fantasia si scatena attraverso l’illustrazione, anche se: ci spiegate perché, tranne nel caso della pubblicità vintage della Coppertone (e oggi non farebbero forse più un concept con una bambina denudata), di solito sono sempre donne bellissime che prendono il sole?
Si vede negli anni il cambiamento delle priorità: un tempo l’ammirazione, oggi la protezione…
In Italia, le copertine illustrate di riviste denunciano la solita “fuga di matite”. Vediamo qui il nostro best 15 di copertine italiane, in cui sono incluse anche “matite italiane all’estero”, tanto per rendersi conto di cosa ci perdiamo…
1. Lo Straniero - Gipi
Da un articolo di Nicola Ruganti su La mia vita disegnata male, che perfettamente si adatta a questa copertina: “(…)è una lezione sulla percezione del paesaggio che ci circonda e sulla qualità delle nostre reazioni, sulle situazioni in cui ci facciamo cogliere volentieri alla sprovvista da un potente senso di possibilità. Sono momenti in cui accettiamo di stupirci, cedendo a uno stato della percezione acritico, rispettoso della bellezza. Gipi non si ferma a un paesaggio immediato ed è proprio su questo che la sua opera sorpassa la realtà e non la abbandona”.
2. The New Yorker – Lorenzo Mattotti

Lo storico periodico statunitense (nato nel 1925), ha accolto a braccia aperte un grande artista italiano come Mattotti, e non per una cover soltanto. Da sempre l’autorevole magazine ha grandissima attenzione per l’illustrazione, le vignette, la cultura popolare, facendone emergere le bizzarrie e le preziosità.
Conquistare una copertina di The New Yorker è un obiettivo ambito dagli illustratori di tutto il mondo. E Mattotti è anche su Le Monde, Suddeutsche Zeitung, Vanity Fair, ecc.
3. Alias - Tanino Liberatore
Il supplemento culturale del sabato de Il Manifesto ha un link con il fumetto e i disegnatori dalle radici ben piantate. Qui il rosso del guanto viene usato efficacemente per aumentare l’impatto quasi fisico della scritta. Liberatore realizza una copertina violenta, livida, che colpisce. Naturalmente ora vive e lavora in Francia, dove c’è trippa per gatti.
4. Lo Straniero – Mara Cerri
Goffredo Fofi sul Sole 24 Ore l’ha definita “elegante e trasognata capofila di una famiglia di disegnatori provenienti dalla più che meritevole scuola d’arte di Urbino”. La sua collaborazione con Lo Straniero è di quelle continuative e salde che contribuiscono a definire uno stile editoriale.
5. Carta - Marco Cazzato
Onirico, subliminale, quasi surrealista. Se l’è accaparrato anche La Stampa, per cui Cazzato realizza molte immagini interne tra cui quelle celeberrime che accompagnano la rubrica di Massimo Gramellini. Tanto da far dire a Cynthia Sgarallino, art director:
“Il modo in cui trattava il colore mi convinse a contattarlo. Erano toni molto particolari: cupi, ma al tempo stesso pieni di luce. Gli strati di materia che emergevano dai suoi lavori e la superficie finale aveva compattezza e anche una forte personalità. Rosso, turchese, giallo. Ma così intensi che ti rimanevano dentro. Ho pensato avrebbero avuto una buona resa dal punto di vista della stampa. E poi era il segno che cercavamo: incisivo, che non passava inosservato, forte. Come le lettere che doveva illustrare. Raccontare e tradurre in segno i sentimenti. Compito difficile, ma non impossibile. Marco Cazzato ci riesce tutte le domeniche.” (Fonte: Associazione Azimut)
Su Carta, settimanale sulle cui copertine si sono confrontati molti eccellenti illustratori, un uomo dalla testa di automobile avanza in un’atmosfera appiattita e inquietante degna di John Lansdale.
6. Italianieuropei - Antonello Silverini
Un’altra rivista di politica e società che sceglie di narrare attraverso l’illustrazione la parziale irrappresentabilità delle dinamiche della sfera pubblica. I soggetti delle immagini si fanno metafora, riassunto simbolico dalla forte incisività.
7. XL – Massimo Carnevale
Un omaggio all’indagatore dell’incubo e alla sua ridda di nemici, aiutanti e amanti, che il magazine prosegue anche con un fumetto inedito al proprio interno. Hanno provato con vari film, ma Dylan è Dylan solo disegnato. Da parte di una rivista per un target specificamente giovane, è una dichiarazione estetica e culturale.
8. L’Espresso - Altan
Altan accompagna L’Espresso da tempo immemorabile. Le sue vignette caustiche pietrificano in modo sempre attuale e sconvolgente le notizie più rilevanti del momento, i personaggi pubblici e i dialoghi dell’uomo comune.
9. Il Venerdì – Fabio Magnasciutti
Per i 150 anni dell’Unità d’Italia Garibaldi è il nostro Superman. Beata la terra che non ha bisogno di eroi? Particolarmente apprezzabile il costume tricolore.
10. Internazionale - Gianluigi Toccafondo
Sulle copertine di Internazionale, che non a caso è stata media partner di un grande festival di cultura del fumetto come BilBOlBul, si avvicendano da anni una squadra di autori riconosciuti di livello mondiale. Qui Toccafondo evoca il fascino del viaggio, perturbante come lo sguardo nascosto di una bellissima donna forse sconosciuta.
11. Rolling Stone Italia – Sherphard Fairey
Ebbene si, è proprio lo stesso autore della famosa “Hope” con Obama; già questo elemento è significativo. Fairey è statunitense, ma con questa copertina per la più diffusa rivista di musica parla forte e chiaro all’Italia. Silvio Berlusconi nominato rockstar dell’anno: questa scelta è valsa al magazine mille e una polemica, ma forse varrebbe la pena soffermarsi sull’azione che sta facendo il premier nella potente immagine dell’artista americano.
12. Colors – Fabrica
In questo numero speciale dello stiloso magazine di Fabrica non solo la copertina ma gran parte del contenuto è illustrato. Dal comunicato stampa: “COLORS celebra il suo ottantesimo con i Supereroi dei nostri giorni : uomini e donne, deboli o forti, ricchi o poveri, tutti uniti da un desiderio comune: il bene delle persone e del mondo. (…)COLORS ha incontrato alcuni supereroi della vita reale, che affrontano i cattivi del nostro mondo quotidiano con coraggio e sacrificio: i danni causati dal crollo delle economie e per l’inquinamento dilagante, le distruzioni causate dalle guerre, la povertà dell’ignoranza e atrocità. Come Kru Nam , una donna thailandese che lotta contro la prostituzione minorile. (…) Aki Ra lavora con strumenti di fortuna nei villaggi remoti dove le Nazioni Unite non vanno. Recentemente ha disattivato il suo 50.000 ° mine. (…) Altro personaggio chiave è Julian Assange, ex-hacker, che è stato recentemente lanciato alla ribalta dopo aver sfidato la segretezza dei governi più potenti del mondo e le società pubblicando le loro attività non etiche sul sito Wikileaks. Questo numero di COLORS andrà un passo oltre il reportage fotografico, e sarà completamente illustrato da artisti di fama internazionale ed emergenti. Attraverso il racconto illustrato, hanno cercato di dare forma a quelle sensazioni sottili che l’indagine fotografica a volte non riesce a catturare…”
13. Micromega
14. GQ - Leonardo Sonnoli
La tentazione di giocare con l’illustrazione per il 10° compleanno del mensile maschile GQ Italia è stata genialmente troppo forte.
Tra le varie cover d’autore scelte dalla rivista per festeggiarsi questa unisce in modo magistrale intuizione grafica e divertissement.
15. Leggere tutti – Emiliano Ponzi
Godzilla ruggisce alla luna, ammonimento a chi non legge abbastanza e a chi pensa che sia cool limitarsi ad essere attivi su Faccia di Libro.
Istruzioni di montaggio: dai minuziosi fogliettini nella capsula dei Kinder Sorpresa, oggetto di venerazione di ormai venerandi collezionisti, allo storico Meccano fino all’universo componibile dei Lego, i micro-manuali o gli step di montaggio da sempre hanno a corredo minimo e indispensabile delle immagini.
Come spiegare il fascino segreto di un oggetto che passo dopo passo prende vita? E quale migliore efficacia di istruzioni che con l’uso di soli disegni riducono all’osso le parole? Non solo nei geniali libri per bambini di Bruno Munari, capostipite di una determinata (e illuminata) concezione della didattica e del design, di un’intelligenza delle mani e della testa.
L’uso di immagini sintetiche non è certo “for dummies”, o destinato unicamente all’infanzia (erroneamente categorizzata spesso come un target a cui rivolgersi con condiscendenza, come se gli strumenti a disposizione dei destinatari fossero di serie B, giustificando un approccio semplicistico e “basso”).
L’esempio più eclatante di istruzioni per adulti di montaggio senza parole sono forse internazionalmente i fogli inclusi nelle confezioni dei mobili Ikea, in cui un personaggio stilizzato assembla i mobili in passaggi semplici ed essenziali, e se non capisce telefona per un aiuto personalizzato. Quello del fai-da-te è uno dei concetti fondamentali alla base della filosofia dell’azienda svedese.

Tanto è pervasivo il modello Ikea da aver meritato delle parodie, anche ufficiali (fonte: un grazie a House of Mistery), che ironizzano proprio sulla funzionalità di istruzioni tanto lineari da non tenere conto del “fattore umano” come variabile impazzita. O ispirare ironicamente la Hansaplast (produttrice di cerotti, qui l’immagine).
La linea è chiara, i passaggi di montaggio sono numerati. Tutto sta a significare: è così semplice e immediato che non abbiamo bisogno di appesantire il messaggio con parole, possiamo limitarci ad azioni facilmente rappresentabili. La scelta del linguaggio è dunque un rinforzo di uno dei valori base aziendali.
La rete abbonda di instructional graphics; qui ci limitiamo a quelli “entrati nella storia” del fare con le mani, del montaggio, dell’assemblaggio, sull’adagio “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco” di cui abbiamo parlato anche qui. E già che di Munari si parla, una miniera d’oro di spunti, dai pre-libri ai laboratori per bambini e per adulti fino alla collaborazione con Nico Orengo per La scatola dei giochi, programma televisivo entrato nella storia della televisione e anche preziosa pubblicazione ricca di illustrazioni di cui riportiamo qualche immagine: mondi creati con materiali di base, facilmente reperibili, dalla creta, alla stoffa, al legno, alla sempiterna carta.
Sempre ai materiali poveri, anche come attenzione al riciclaggio e contro lo spreco dei giocattoli, fa riferimento il manuale dell’Unicef (qui). E viva la creatività.
Un monumento (anche come numero di pagine, dato che la numerazione va da 1 a 9 senza contare gli extra) sono i Manuali delle Giovani Marmotte. Qui, Quo e Qua in formato scout imparano, e i giovani lettori con loro, a fare di tutto, dalla costruzione di un ponte a quella di un aquilone.
In questo caso si tratta di una vera e propria operazione-testimonial, in cui la forza divulgativa sta anche nella riconoscibilità di personaggi amati e conosciuti in tutto il mondo.
Anche in questo caso ci sono state delle derivazioni parodistiche, che contribuiscono a sottolinearne la mitologia: in Qui, Quo, Qua e la guerra dei manuali la Banda Bassotti tenta la malvagia operazione di creare il “Manuale dei Giovani Marioli” con scopi chiaramente diseducativi e criminali.
Chi vincerà il duello a colpi di istruzioni?
Se il grande fumettista Will Eisner (di cui abbiamo già parlato qui) ha realizzato per l’esercito statunitense tra il ’51 e il ’72 dei lavori che integrano fumetto, istruzioni e storia (qui un’immagine), e le istruzioni per assemblare robot, motori e modellini si sprecano, dal lato donnesco taglia e cuci le occasioni non si risparmiano, come nelle immagini vintage riportate da questo blog.
Dunque l’immagine e il fumetto sono uno strumento principe della costruzione creativa step by step: semplificano e riducono la realtà a soluzione visiva “minima”, e non a caso la nona arte si dice anche “sequenziale”. In un’epoca di sempre maggiore condivisione dell’”how-to” in coppia con il self-service, l’ottimizzazione dei processi è servita.
Arriva la più grande fiera dell’editoria in Italia: il Salone del Libro di Torino. E qui vogliamo premiare le migliori cover italiane: non copertine di libri illustrati, per ragazzi o a fumetti, ma copertine con un’illustrazione davvero speciale, che condensa in quell’unica immagine un universo. Vediamo dunque grandi classici e scelte sorprendenti, di illustratori italiani.
1. Tullio Pericoli - Il giorno del lupo (Carlo Lucarelli, Einaudi)
L’inizio della storia dell’ispettore Coliandro ha lo sguardo selvaggio e ispido del lupo disegnato dal grande Pericoli, qui non ironico e leggero come nel suo stile. Basta un dettaglio del muso dell’animale, la sua espressione, a dare forza contundente alla copertina.
2. Alessandro Gottardo aka Shout – Il tempo materiale (di Giorgio Vasta, Minimum Fax)
Con questa copertina Shout (di cui abbiamo già parlato qui e qui) ha vinto la medaglia d’oro della storica Society of Illustrators. ”L’idea mi è venuta durante le vacanze estive, dopo numerosi tentativi in cui non c’era accordo tra il mio gusto e quello dello scrittore e dell’editore. Il protagonista del libro, un ragazzino che si avvicinerà all’ideologia delle Brigate Rosse, vive l’età dell’innocenza, ma frequenta idee pericolose. Per questo l’ho messo in un luogo sospeso: il posto di passeggero che sta aspettando qualcosa, ma si trova su un’auto destinata a non andare da nessuna parte, bloccata com’è dai mattoni su cui appoggia la ruota davanti. Fuori da questo rifugio ci sono i cani randagi, che appaiono nel romanzo e sembrano al tempo stesso possibili vittime o carnefici del protagonista, in un quadro di totale ambiguità.” (Fonte: La Repubblica 04/02/2009) Tra le sue collaborazioni, il Washington Post, il Time, Esquire, Newsweek, il Los Angeles Times, Wired, Internazionale ed E – il mensile di Emergency.
3. Guido Scarabottolo – L’arte di dimenticare (di Anita Nair, Guanda)
La firma di Scarabottolo per Guanda è una continuità d’autore che è andata a caratterizzare l’identità della casa editrice.
“Se si vuole interpretare i suoi disegni non si ha mai un giudizio univoco. Ciascun osservatore avrà piuttosto la possibilità e il dono di trovarsi di fronte a queste immagini che hanno dunque la peculiarità di poter essere dotate di “apertura” permettendo a ciascuno la propria interpretazione. Molti dei suoi disegni (alcuni senza titolo) si ritrovano riuniti in un libro, Note (2006). Una specie di racconto parallelo per figure che si “dipana di copertina in copertina” e che ogni lettore “è invitato a seguire”. A fare da corredo, un catalogo edito da Guanda, curato con la complicità di Giovanna Zoboli e inusualmente costellato di grandi spazi bianchi “a uso di chi li volesse utilizzare”. (Fonte: Guido Scarabottolo – Storia di un illustratore. A cura di Isabella Borghese)
4. Lorenzo Mattotti – Donne informate sui fatti (di Carlo Fruttero, Mondadori)
Otto donne e un mistero per un giallo inconsueto in cui Mattotti sottolinea con ironia la deformazione di un occhio che vuole vedere meglio, e che sembra non vedere nulla, anzi pare incorniciato più da uno specchio che da una lente di ingrandimento; la bellezza dell’immagine e dei colori splende di luce propria.
Quello di Fruttero-Mattotti pare un’accoppiata vincente alla Mondadori, che ha coinvolto l’illustratore anche con Mutandine di chiffon e Ti trovo un po’ pallida.
5. Dino Buzzati - La boutique del mistero (Mondadori)
È lo stesso autore che firma questa straordinaria raccolta di racconti e l’immagine in copertina, tempera su cartone, Ritratto del califfo Mash-er-Rum e le sue 20 mogli, tutti ironicamente composizioni vegetali per una copertina surreale, giustamente celebre.
Buzzati, versatile artista, è stato anche il creatore della prima graphic novel italiana, Poema a fumetti (oggi forse un po’ datato, ma con invenzioni visive di grande suggestione).
6. Gianluigi Toccafondo - Questa storia (di Alessandro Baricco, Fandango Libri)
Non una, ma quattro copertine in circolazione per l’autore feticcio di Fandango, già collaboratore di Baricco per le scenografie dello spettacolo di teatro L’Iliade.
“Lasciami andare a vedere il Sogno, la Velocità, il Miracolo, non fermarmi con uno sguardo triste, questa notte lasciami vivere laggiù, sull’orlo del mondo, solo queste notte, poi tornerò. Così si chiuderà il cerchio delle cose non accadute.”
7. Igort – Elianto (di Stefano Benni, Feltrinelli)
– E se avessi immaginato tutto? – disse Elianto.
– Se avessi immaginato tutto, saresti comunque guarito.
8. Wainer Vaccari – Il grande scomunicato (di Luca di Fulvio, Bompiani)
Siamo tornati dell’artista modenese, domina la copertina di questo libro onirico, a detta dell’editrice a metà tra Lewis Carroll e Tim Burton. Una scena surreale, in cui uomini accovacciati e tutti uguali in fila indiana penetrano in un muro dietro a cui si nasconde una misteriosa e nuda figura femminile.
Siamo nel 1996, prima del periodo in cui interviene una decostruzione delle immagini di Vaccari, ancora molto legate all’illustrazione, alla suggestione narrativa interna.
9. Manuela Furlan - La famiglia Winshaw (di Jonathan Coe, Feltrinelli)
Dopo aver caratterizzato le prime copertine di Coe per Feltrinelli, con il suo segno “non finito” e spezzato, Manuela Furlan si è dedicata totalmente alla pittura. Ha fatto in tempo comunque a collegare il suo tratto all’immaginario dei cultori italiani dello scrittore britannico, con questo libro forse al suo apice sui temi della follia e dell’ossessione.
10. Stefano Ricci – Distruggere Alphaville (di Valerio Evangelisti, L’Ancora del Mediterraneo ed.)
Terzo volume della tetralogia di cui Ricci ha realizzato tutte le cover, è un’opera eclettica, difficilmente classificabile: come il lavoro dell’artista bolognese, che emerge dalla superficie con strati grumosi, bianchi impastati, sporchi, al servizio di soggetti che sembrano provenire da un mondo contorto ma paurosamente confinante al nostro.
11. Antonello Silverini - La penultima verità (Philip K. Dick, Fanucci)
Cosa poteva rendere più inquietante la copertina di un libro di Philip Dick? Da riscoprire anche le altre, qui sul sito dell’autore.
“Una nebbia può penetrare dall’esterno e impossessarsi di te; può invaderti. Alla lunga e alta finestra della sua biblioteca (una regale struttura costruita con i frammenti di cemento che un tempo, in un’altra epoca, formavano una rampa d’accesso della Bayshore Freeway), Joseph Adams rifletteva mentre guardava la nebbia, quella del Pacifico. E siccome era sera e sul mondo stava scendendo il buio, quella nebbia lo spaventava quanto l’altra, quella nebbia interiore che non invadeva ma si estendeva e si rimescolava riempiendo ogni parte vuota del suo corpo. Quasi sempre, a quest’ultima nebbia si dava il nome di solitudine.”

12. Gipi – La rivoluzione delle api (di Serge Quadruppani, Verdenero ed.)
«Le copertine per la collana sono arrivate in un momento di cambiamento», spiega Gipi. «Per un disegnatore, per me almeno, queste fasi sono spaventose. Ci si accorge che un certo modo di lavorare che ci è stato congeniale per anni, lentamente, non funziona più. Quando ho cominciato a realizzare le copertine per Verdenero, stavo proprio in un periodo così. Dovevo disegnare e non sapevo “come”. E poi, come accade in questi casi proprio lavorando su temi nuovi, inaspettati, la mano prende altre strade e il disegno cambia, verso direzioni sue. Da qualche tempo ho uno stile nuovo nelle mani. È arrivato da solo, silenzioso e inarrestabile, mentre lavoravo alla collana» (Fonte: S. Sa. Il Sole 24 Ore del 6 febbraio 2011)
13. Lorenzo Lanzi – Senza colpa (di Felice Cimatti, Marcos y Marcos)
Altra casa editrice, altro illustratore identificativo: ”Uno dei tratti distintivi di Marcos y Marcos è la grafica. Semplice, vivace, coloratissima. Ogni copertina è pensata con cura, i due editori – che scelgono ogni romanzo e lo conoscono approfonditamente – forniscono al grafico un soggetto che ne sintetizza lo spirito, la voce. Dal 1997, salvo rare eccezioni, la mano è una sola: Lorenzo Lanzi. Lorenzo è illustratore, “visualizer” pubblicitario, autore di fumetti: per noi ha realizzato quasi duecento copertine.” (Fonte: University.it)
Qui un omaggio ai Beatles e una messa in crisi del dato per scontato per un appassionato romanzo in difesa degli animali.
14. Giuseppe Palumbo – I cancelli dell’Eden (di Ethan Coen, Einaudi)
Avremmo potuto scegliere una delle innumerevoli copertine realizzate per Stefano Benni (Pane e tempesta, Achille Piè Veloce), ma preferiamo questa, dove l’incisivo stile di Palumbo trascina il lettore tra i racconti del più cattivo dei due fratelli cineasti, e soprattutto dove lo struzzo corre ma rischia grosso.
15. Matteo Pincelli – Doppio sogno (di Arthur Schnitzler, Il Giornale)
Influenzata dalle visioni kubrickiane di Eyes Wide Shut, l’immagine delle due donne mascherate e perturbanti è coperta parzialmente da un’ombra.
Decadenza, noia e incubo sottile pervadono l’atmosfera e i colori (supervisionati da Simona Bursi), azzurrino e giallo come nella versione cinematografica della grande opera dello scrittore austriaco. Doppelgänger. Le altre copertine sul sito dell’autore, a questo link.
Fuori concorso, premio alla carriera…
Emanuele Luzzati – Fiabe lunghe un sorriso (di Gianni Rodari, Editori Riuniti)
Il sodalizio tra Rodari e Luzzati non può essere taciuto, anche perché queste opere, se pur sono libri illustrati per bambini, necessiterebbero di una rilettura da parte degli adulti. Il rapporto tra i due ha meritato una mostra itinerante, appena passata da Alessandria, I segni della fantasia.
“Il segreto, con i bambini e con i ragazzi, non è di truccarsi da bambino, ma di essere e di restare un adulto che però sappia conservare ed usare la fantasia, per modo che l’incontro con lui possa avvenire anche su terreni che di solito sono esclusi dal rapporto tra bambini ed adulti” (G. Rodari, da “Luzzati e i bambini”)
Questo un simbolo esemplificativo, che svilupperemo meglio quando parleremo di libri illustrati per bambini – e per adulti…
Chi è costui? Il fumetto, la nuvoletta, quello che la tradizione vuole che derivi dagli sbuffi di fumo, di vapore corporeo, che in inverno le persone fanno mentre parlano. Il balloon contiene i dialoghi, gli enunciati, ma non solo nei comics. È diventata una forma grafica estremamente pervasiva, diffusa in modo trasversale: vuol dire che funziona, con un’efficacia che si riconosce solo alla sua specificità semplice e popolare.
In un momento in cui le parole chiave della comunicazione sono “social” e “cloud computing”, chi risponde meglio del balloon? Vediamo un po’ di esempi, più o meno riusciti.
Nei social network e nel microblogging
Il balloon, stilizzato, ne è l’icona, il logo, l’essenza: esprime automaticamente condivisione, passaparola, breve messaggio, chat.
Nella pubblicità
“La pubblicità si basa sulla comunicazione. E non importa che sia fatta di immagini o di parole purché sia semplice. Checché ne possiate pensare chiunque può scrivere un buon testo lungo. Pensate al vostro lavoro non come a quello di chi scrive parole, ma di chi le evita. Non state scrivendo un romanzo o un poema.” (Peter Barry)
httpv://www.youtube.com/watch?v=F1IE0a7s7Kg
Grazie alle sue caratteristiche il balloon può indicare con efficacia: direzione (chi parla?); tono (caratteristiche dei contorni della nuvoletta, che possono indicare qualcosa di urlato, di pensato, di sognato); volume (nei contorni ma anche nell’ampiezza e nello spessore dei caratteri). Ha inoltre una forte connotazione di conversazione, di dialogo, aumentando l’empatia con il lettore.
La sua necessaria brevità ne potenzia l’incisività, e ancora il testo alla forza dell’immagine, confermando in positivo quello che diceva McLuhan: “Essa parola scritta non risponde più al bisogno dell’informazione totale. È stata inghiottita dall’immagine.” Anzi, il balloon può contenere esso stesso anche solo un’immagine, sostituire una freccia che indica un contenuto, essere contenuto in se stesso. L’invasione dei balloons: fine prima parte.
Dritte nell’immaginario collettivo: alcune locandine hanno una forza che non si dimentica, specialmente se il film è entrato nella storia del cinema o l’immagine ha un’autorialità che ha vita propria. Ecco dunque quindici casi “speciali” illustrati, alcuni molto famosi, altri meno ma non per questo meno interessanti (anche perché l’uso dell’illustrazione nelle locandine è sempre più spesso abbinato a film indipendenti, e i set di poster sono un fenomeno recente).
1. Il cigno nero (2010) – Darren Aronofski – Locandina di La Boca

Un vero caso sulla rete, un set di locandine impressionanti, che hanno fatto molto parlare di sé. L’agenzia britannica si rifà alle illustrazioni cecoslovacche e polacche degli anni ’60 e ’70, ma anche alle immagini di propaganda russa, con un uso molto originale della tipografia e dei colori. In questa immagine il corpo del cigno include (e sembra al contempo minacciare) la silhouette della ballerina, che danza riflessa tra un lago nero e un altrettanto oscuro cielo stellato.
2. Gli amori folli (2009) – Alain Resnais – Locandina di Blutch
Presidente dell’ultimo Festival di Angoulême, che gli ha dedicato un’ampia mostra, Blutch ha realizzato una suggestiva locandina per l’ultimo film del grande regista francese. Il disegnatore è celebre soprattutto per le avventure de Il piccolo Christian, poetica e ironica opera tradotta in molte lingue.
3. Walk the Line (2005) - James Mangold – Locandina di Shepard Fairey per Studio Number One
Più conosciuto per il titolo originale, mitica canzone di Johnny Cash che per l’italiano Quando l’amore brucia l’anima, il film coinvolge nella locandina nientemeno che Shepard Fairey. Autore della memorabile immagine “Hope” per la campagna presidenziale di Obama nel 2008, l’illustratore e artista è immediatamente riconoscibile anche in questo poster, nei colori pieni, la linea netta, lo stile incisivamente vintage. Il suo sito Obey Giant – Manufacturing Qualinty Dissident since 1989, la sua storia e le sue idee sono un mondo da esplorare.
4. Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti (2010) – di Apichatpong Weerasethakul – Locandina di Chris Ware
Palma d’Oro al Festival di Cannes, il film tailandese sconsigliabile per chi ha poca pazienza si avvale di questa immagine altrettanto enigmatica di Chris Ware, fumettista statunitense dalla grande inventiva. Qui un bell’approfondimento, su Mubi.
5. La città delle donne (1980) – Federico Fellini – Locandina di Andrea Pazienza
Vecchio Snaporaz! Diceva Benigni di Pazienza: “Con Federico Fellini parlavamo spesso di lui, era uno dei nostri pupilli, uno dei nostri amori, uno dei nostri argomenti preferiti. Fellini infatti lo usò per la locandina de La città delle donne. A me sarebbe piaciuto tantissimo usarlo anche come attore perché era meraviglioso, aveva una faccia straordinaria, mi metteva una grande allegria guardarlo. Era proprio lo spirito fanciullesco dello scugnizzo, dell’intelligenza pura in tutti i sensi.”
6. Happiness (1998) – Todd Solondz – Locandina di Daniel Clowes
Ospite d’onore al Festival del Fumetto di Lucerna 2011, Clowes ha realizzato alcune delle graphic novel più influenti degli ultimi anni, come Eightball o l’ultimo, pluripremiato Wilson. Non esiste forse stile più adatto all’allucinato e geniale film di Todd Solondz, Gran premio della Giuria a Cannes.
7. Another year (2010) – Mike Leigh – locandina di Floc’h
Dal regista inglese di Segreti e bugie, l’ultimo sapiente film sul fatto di sapere di non sapere, soprattutto su cosa sia la felicità o la rassegnazione. Floc’h è uno dei maggiori esponenti della linea chiara; autore multiforme, ha firmato molte locandine, comprese alcune per Woody Allen.
8. 13 Assassins (2011) - Takashi Miike – locandina di Yuko Shimizu
Illustratrice e designer giapponese di gran classe, pluripremiata in tutto il mondo, Yuko Shimizu crea per il regista di culto Takahashi Miike una magnifica illustrazione che sa di antichità e di violenza, di grazia e di (graphic) novel, riflettendo lo spirito incendiario del film.
Come dice il Miike, ”Durante le riprese, la violenza significa amore e armonia. Durante le riprese dei miei film, nessuno si è ferito gravemente. La cosa curiosa è che più l’amore è grande, più aumenta la violenza. Ultimamente ho il dubbio che proprio dall’amore nasca la violenza. In altre parole, sono la stessa cosa.”
9. Caro diario (1993) – Nanni Moretti – Maurizio Ruben e Riccardo Fidenzi per Interno Zero
Guidando la sua vespa per Roma Moretti ha vinto la Miglior Regia a Cannes nel ’94. Questa immagine è entrata profondamente nell’immaginario dei cinefili e dei vespisti. Quando è nato un figlio a Moretti, Pietro, sul sellino si è aggiunto un bambino nel logo della casa di produzione del regista, la Sacher Film. Naturalmente tutti e due hanno il casco.
10. Barry Lyndon (1975) - Stanley Kubrick – Locandina di Saul Bass
Da Vertigo di Hitchcock a Clockers di Spike Lee, il designer ha fatto la storia delle locandine cinematografiche (e di molti titoli di testa). Non è stato propriamente un illustratore, ma ci sembrava doveroso, per la bellezza e la riconoscibilità delle sue sagome essenziali, sufficienti e necessarie si direbbe.
11. Nosferatu: il principe della notte (1979) – Werner Herzog – Locandina di David Palladini
Art Nouveau e inquietudini notturne emergono in questo spaventoso poster dell’illustratore statunitense, celebre per i suoi affascinanti ed evocativi tarocchi. Cosa ci può essere di più inquietante di un vampiro dai lunghi incisivi? Un film cult, decadente, elegante.
12. The Spirit (2008) – Frank Miller
Il creatore del rivoluzionario Il Ritorno del Cavaliere Oscuro rivoluziona anche l’iconografia di The Spirit. Non è Will Eisner, e non è il suo spirito, si potrebbe dire. Al di là delle valutazioni cinematografiche però, Miller ha un impronta che si vede, subito, qui fin dalla locandina. L’eroe elegante e sfuggente di Eisner si trasforma in un torreggiante bianco e nero, ferito dal rosso della cravatta. Questa, e le altre locandine del film, hanno talmente colpito i designer da coinvolgere gli studenti dello IED nella creazione di poster alternativi (qui il video). Per EW: “ Chi pensi che ti abbia influenzato visivamente? MILLER: Tutti. I fumetti sono pieni di lavoro stupefacente. E io non posso guardare un disegno di una donna senza pensare, ad esempio, a Wallace Wood e alla sua incredibile capacità di catturare la bellezza. E se cerco la suspense – Johnny Craig. La prima volta che ho disegnato Spider-Man, non avevo neanche dato un’occhiata al fumetto di Steve Ditko. È già tutto qui (indica la propria testa). Quand’ero sul set del film, l’unico artista che non ho studiato è stato Will Eisner, perchè è già tutto nelle mia testa: lui mi ha allenato, ha fatto un lavoro che mi ha profondamente ispirato.”
13. Don’t Be Afraid of the Dark (2010) - Troy Nixey e Guillermo Del Toro
Troy Nixey: “Sono entusiasta di rappresentare il mio primo film con un’immagine che ho disegnato. Ho disegnato per tutta la mia vita, e di sicuro non vi ho rinunciato quando sono diventato regista. Infatti disegno tanto quanto disegnato quando facevo il fumettista, il designer ecc, in modo da essere in grado di immettere quelle competenze in qualcosa che per la maggior parte delle persone sarà il primo approccio al film [...]. La mia speranza è che il poster abbia un impatto abbastanza forte su di loro, così che vorranno vedere il film quando esce in gennaio.” (Fonte: www.chud.com)
14. Best Worse Movie (2009) - Michael Stephenson – locandina di Tyler Stout
Un documentario sul peggior film della storia del cinema, un vero cult negli stati uniti, Troll 2 dell’italiano Claudio Fragrasso. L’immagine è del celebre illustratore Tyler Stout, il cui lavoro è una sapiente miscela di fumetto, street art e fotorealismo. Lavora spesso in collaborazione con l’agenzia californiana Mondo, per incarichi speciali alla Alamo Drafthouse Cinema: ha realizzato molti aggiornamenti di locandine, con il suo tocco personale e riconoscibile. Questo però è il poster originale del bizzarro documentario.
15. La fortuna di Cookie (1999) – Robert Altman – locandina di Milo Manara
Un cast di stelle ritratte da Manara con la solita perizia, protagonista una Liv Tyler meno insinuante di quanto promette il poster del film. La coralità della regia altmaniana passa anche da questa rassegna di volti, per una storia con un finale a sorpresa. Come scrive Porro sul Corriere della Sera : “Paesaggista e ritrattista, cronista e recensore, Altman riparte nella Fortuna di Cookie (Cookie’s fortune) ancora da tre donne.” Lo stesso si può dire, per altri versi, di uno dei maestri del fumetto erotico italiano.
Il cuore di Cartoomics (11-13 marzo, Fieramilanocity) sarà il laboratorio di sartoria dedicato ai fumetti, in onore al tema centrale all’edizione di quest’anno, focus anche di un’esposizione: la moda.
Dalla camicia rossa-giacca nera di Dylan Dog alla lingerie di Valentina, lo stile di alcuni personaggi entrati nell’immaginario collettivo ha fatto scuola.
La moda spesso ha tratto spunti e provocazioni visive dal mondo dei fumetti, giocando con la riconoscibilità di mondi estremamente popolari, a volte mitici, come nel caso dei supereoi DC Comics ripresi nell’omaggio dello stilista Jeremy Scott alla Settimana della Moda di New York e dalla Converse per festeggiare i settantacinque anni della storica casa editrice.
La celebrità dei supereoi è rinforzata dall’enorme successo di film come quelli tratti dalle avventure di Batman e X-Men, e da quelli in dirittura d’arrivo come Captain America (ripreso da un’edizione limitata di magliette da Tommy Hilfiger).
Il Costume Institute del Metropolitan Museum di New York ha dedicato a tanta potenza comunicativa la mostra Superheroes, Fashion and Fantasy.

La familiarità e i valori che portano questi personaggi hanno la forza di un brand profondamente radicato nell’immaginario, e questo gli stilisti l’hanno capito benissimo, basti ricordare la diffusione che ha avuto qualche anno fa la classica maglietta blu con il logo di Superman. Che attraverso l’abito, il costume, passino un po’ di superpoteri?
Attraverso il personaggio del supereoe passa anche uno specifico carattere: non a caso Diane Von Furstenberg ha scelto Wonder Woman, simbolo di forza, indipendenza e libertà femminile per la sua Capsule Collection, allegando il fumetto sceneggiato dalla stilista stessa Be the Wonder Woman you can be, Featuring the adventures of Diva, Viva and Fifa: parte del ricavato è andato in beneficenza per progetti sulle pari opportunità e per un maggiore inserimento delle donne nel mondo del lavoro.
Con uno stile più ammiccante e politically scorrect che la contraddistingue, Sisley aveva lanciato nel 2010 per la collezione primavera-estate la linea dedicata al genio del crimine Diabolik, corredando anche con un’applicazione per IPhone, Le Chiavi del Destino, un fumetto-game con 90 vignette interattive.
Altro tipo di riconoscibilità è quella dell’universo Disney, che parla all’aspetto infantile e ironico del fashionaholic più che all’appassionato di Carl Barks.
Luca Boschi ha efficacemente riassunto la gustosa operazione di Disneyland Paris ed Elle (qui), che ha commissionato al cartoonist Ulrich Schröder la rappresentazione di personaggi della moda nelle vesti di Topolino e Pippo (Dolce & Gabbana) Paperino (Jean Paul Gaultier) e altri beniamini disneyani.
Non ci addentriamo nelle miriadi di accessori e abiti legati a Mafalda (Oysho), Palmiro (Nannini), Andy Capp (Geco Brand), Corto Maltese (Swatch e Chiros) o Catwoman (Fornarina), Valentina (Unimar), sempre coinvolti in dinamiche di licensing: è ancora più interessante quando l’interesse degli stilisti si sposta dai testimonial a fumetti al riconoscimento di una politica degli autori.
Chanel ha chiesto a Milo Manara di rappresentare Shalom Harlow per la linea beauty Précision Beauté Initiale, realizzando un catalogo che è un oggetto artistico da collezione.
La Hogan invece ha coinvolto J. Scott Campbell per una spy story a fumetti, dove le agenti segrete indossano Hogan.
Sotto, Frank Miller si ripresta alla macchina da presa per Gucci.
httpv://www.youtube.com/watch?v=7QZR67iI4vE&feature=relmfu
Gli ambiti di sviluppo hanno potenzialità enormi, anche per i giovani talenti: si è da poco concluso lo Swing Manga Contest di Prada per i nuovi Swing Sunglasses, ideato per stimolare la creatività di fumettisti e illustratori a livello internazionale e coinvolgere i tre vincitori in una pubblicazione.
Comunicare speciali promozioni e collaborazioni incrociate, offrendo un punto di vista speciale a clienti mirati: non a caso lo slogan di Diba Store è “il nuovo modo di vedere l’ottica”. Il negozio, specializzato in vendita di occhiali, lenti a contatto, consulenza oculistica, ha una attenzione particolare ai target dei giovanissimi e degli anziani.
Ad essi ha voluto dedicare una comunicazione originale e settorializzata, utilizzando il linguaggio dell’illustrazione come mezzo di grande immediatezza, dall’evidente calore ed empatia con il cliente.
Intersezione ha realizzato due campagne di comunicazione ad hoc per due progetti distinti. In entrambi, le illustrazioni di Elisa De Benedetti rinforzano il tono di affettività e socievolezza. Nel primo progetto una bambina in mezzo ad un gruppo di coetanei gioca con il logo Diba Store come se fosse un palloncino: questi materiali hanno promosso, in partnerariato con un centro giochi, la sensibilizzazione al controllo della vista e alla prevenzione per un pubblico infantile.
Nel secondo progetto di comunicazione, dedicato alla terza età, due anziani ballano e vengono salutati da un terzo. Anche i colori, caldi, con l’utilizzo preponderante del rosso che torna nel logo Diba, sottolineano la generale piacevolezza che fa da sfondo alla visione, alle situazioni rappresentate sempre di gruppo, di condivisione di un’esperienza. Chi ha problemi di vista ben sa che non avere bene a fuoco ciò che ci circonda può significare in parte anche forme di isolamento, di difficoltà.
Avere gli occhiali o le lenti non crea differenze estetiche, anzi, le persone disegnate sono collocate in contesti di cordialità e socialità. Nel form prestampato che il cliente può compilare per usufruire delle convenzioni con altri partner o dello Store stesso, gli stessi personaggi tornano a segnalare più chiaramente le varie sezioni di riferimento. Vederci bene, vedere meglio, è prima di tutto uno stare maggiormente a proprio agio in mezzo agli altri.
Comunicare la fiera Xmas Children
Il Natale è il momento dell’anno in cui più si concentrano e si mescolano suggestioni dell’immaginario collettivo e bisogni di acquisto. Una fiera in tema, settorializzata su una fascia d’età ristretta e ad interesse specifico come l’infanzia, necessita una comunicazione mirata e originale.
La campagna di comunicazione realizzata da Intersezione per Xmas children – il salone del bambino a Natale si concentra sull’elabozione di un personaggio tipicamente associato al periodo di feste che possa interagire con il bambino, attraverso disegni e fumetti. Animale natalizio per antonomasia è la renna, che diventa mascotte e amichevole guida. Essa rievoca una serie di valori e immagini di calore e di affidabilità: è un animale e non un invisibile Babbo Natale; trasporta quello che chiama ironicamente nella cartolina “il suo boss”, quindi è un aiutante consenziente e necessario; è selvaggio, non domestico, ma erbivoro e si colloca nel giusto mezzo tra conosciuto e sconosciuto per il bambino italiano; è connotato fortemente di giovalità natalizia e magica.
Le illustrazioni di Christian Cornia usano una linea chiara, fresca, colori contrastati e vivaci e una linea marcata, di subitanea comprensibilità. Nei fumetti la renna spiega in modo breve ed efficace cosa si può trovare nella fiera: ce lo racconta invitandoci, mentre si trova in situazioni quotidiane e familiari per un bambino (gioca a basket, suona una canzone di Natale con altre renne, gioca, legge), che nella loro differenziazione suggeriscono indirettamente la variegata offerta che si può trovare al salone; il messaggio si conclude con “Parola di renna!”. Il personaggio fa una promessa precisa, si può dire “guardandoci negli occhi”: il dialogo che instaura attraverso il fumetto è immediato, spontaneo e anche un po’ magico. E solo disegnandolo si può ottenere questo effetto.

