Dieci anni fa, e sembra molto meno.
George W. Bush, dopo l’11 settembre promise che avrebbe “stanato i terroristi ovunque” nella guerra all’”Asse del Male”.
Dopo quello che molti hanno chiamato “l’11 settembre norvegese”, il premier Jens Stoltenberg dopo la strage di Utøya ha dichiarato: “Reagiremo all’attentato con più democrazia, più apertura, più umanità.”
E il fumetto, soprattutto negli Stati Uniti? Allora e oggi, epoca di grande successo dei supereroi? A chi pensa ad un Capitan America fascistoide di ritorno, risponde lui stesso nella miniserie post 11 settembre The Enemy: ”Possiamo dargli la caccia. Possiamo lavar via ogni macchia insanguinata del loro terrore sulla terra. Possiamo trasformare ogni pietra che hanno toccato in polvere, ogni filo d’erba in cenere. Ma non servirà.”
Art Spiegelman, l’autore di un’opera imprescindibile come Maus, pubblica il 24 settembre 2001 una copertina scioccante, nella sua semplicità: la cover del New Yorker rimarrà tristemente storica.
Il grande fumettista pubblicherà in seguito In the Shadow of No Towers, distribuito solo in Europa in quanto giudicato troppo poco celebrativo.
Varie furono le reazioni degli artisti e delle case editrici: dal patriottismo retorico, all’enfasi sull’eroismo dell’uomo della strada, dal politically correct esasperato e censore nei confronti della violenza fino alla visione critica e approfondita sulle contraddizioni della politica statunitense.
La Marvel raccolse centinaia di migliaia di dollari per beneficenza alle vittime e alla Croce Rossa.
Una rielaborazione del lutto stratificata e complessa, come analizza ampiamente questa serie di post apparsi quest’anno su Lo Spazio Bianco; e anche quest’altro approfondimento sul cambiamento della figura del supereroe.
Casterman ha pubblicato da poco un volume sull’America post 11 settembre attraverso le visioni di Spiegelman, Sacco, Mattotti, Bilal, Munoz e Sampayo: 12 septembre: l’Amérique d’après.
Abbiamo fatto una bella chiacchierata con Marco Pierini, direttore della Galleria Civica di Modena, che ha rinnovato l’identità degli spazi espositivi, aprendoli agli eventi, ad una forte innovazione e all’incontro vivo tra pubblico e arte contemporanea (e anche di persone con altre persone, in quanto luogo di condivisione e conoscenza).
E dell’incontro e degli scambi tra arte e fumetto abbiamo parlato, con grande piacere.
1. «Il mondo dei musei e quello del fumetto sembrano a priori ermetici l’uno all’altro, eppure entrambi si occupano di creatività ed estetica, al fine di portare ciascuno con i mezzi che gli sono propri il lettore e il visitatore sui cammini del visibile o dell’invisibile, del sapere e del sensibile»: sono parole di un editore francese (Futuropolis, specializzato in sinergie museali e sincretismi di linguaggi artistici). Come possono dialogare secondo lei queste due dimensioni?

Io non credo a questa impermeabilità, anche perché i contatti fra i due mondi – per riprendere l’espressione dell’editore – datano ormai a più di mezzo secolo e sono stati consacrati da alcuni movimenti come la Pop Art.
È evidente come le arti visive abbiano costantemente guardato al fumetto non soltanto come straordinario repertorio iconografico e come inesauribile serbatoio di fantasia e immaginazione ma vi sia stata, talvolta, addirittura la capacità di mutuare certi accenti del linguaggio del fumetto e di assumerli come propri.
E mi riferisco tanto al fumetto d’autore quanto al più seriale fumetto di facile consumo (che, anzi, spesso ha offerto gli spunti più numerosi e più interessanti agli artisti visivi).
Dall’altra parte il fumetto ha tratto costante ispirazione – e a volte ha desunto i suoi modelli – proprio dalle arti visive, in un rapporto assolutamente biunivoco.
2. Alla Biennale di Venezia campeggia un’illustrazione di Robert Crumb, a Palazzo Te viene proiettata la performance Voodoo di Massimo Giacon (qui su Fumettologicamente un approfondimento): segni che il fumetto si è definitivamente nobilitato a nona arte anche in Italia?

È possibile anche se ancora ci sono ampie sacche di resistenza, talvolta assurde e ingiustificate, in altri casi non prive di qualche fondamento.
Io, ad esempio, credo che i musei e i centri d’arte contemporanea possano – anzi, debbano – dar conto degli intrecci, delle intersezioni, dei rapporti che le arti visive hanno intrattenuto e intrattengono con altre discipline artistiche: fumetto, musica (tanto pop, quanto colta), danza, cinema, ma non ritengo opportuno dedicare esposizioni solo a queste ultime discipline.
Un museo o un centro d’arte contemporanea se indaga le connessioni – scelgo un esempio fra i tanti – tra il fumetto e la pittura compie un’operazione doverosa, legittima e utile.
Se ospita una mostra di Pratt (o di Crumb o di qualunque altro grande autore di fumetti) no; per questo tipo di mostre spazi ‘neutri’ sono molto più adatti che non i musei d’arte contemporanea.
3. Il Museo del Cinema di Torino ha realizzato un fumetto sulla collezione, così come il Louvre con un ampio progetto pluriennale (ne abbiamo parlato qui): si sente la necessità di raccontare le esposizioni attraverso dei personaggi, una storia, escamotage narrativi che coinvolgano il pubblico attraverso un segno che resta, una testimonianza disegnata della loro esperienza e che al contempo li trasporti in un universo in parte immaginario.
Secondo lei l’arte contemporanea si presta allo stesso modo ad essere condivisa attraverso questo linguaggio?

Certamente. Figure, personaggi, movimenti, storie si prestano benissimo ad essere raccontati attraverso il fumetto. Anzi, mi sembra che l’agilità, l’immediatezza, l’universalità del linguaggio del fumetto rendano il suo utilizzo assolutamente raccomandabile.
Del resto il fumetto si sa adattare a qualunque narrazione: dal dramma storico all’epica, dalle miserie della vita quotidiana al mondo dell’infanzia, dalla fantascienza alle antiche mitologie. Mi piace ricordare qui il felicissimo esperimento avviato dal Teatro Comunale di Modena con la serie “Lirica a strisce”, ottima dimostrazione di come il fumetto – addirittura impiegando l’italiano dei libretti del melodramma – possa essere un viatico eccellente per accostarsi alla lirica o per rileggere le principali storie del suo repertorio in una forma e in un contesto totalmente differenti.
4. Lei ha tenuto una serie di “chiacchierate” (qui il link a quelle che si terranno in autunno) sull’arte contemporanea in Galleria Civica, raccontando in modo informale e coinvolgente visioni artistiche e sorprendenti collegamenti tra le epoche.
In quali modi il racconto, l’aneddoto, lo storytelling possono essere strumenti migliori di altri per stabilire un contatto con il pubblico e rimanere nella memoria?
Non pretendendo di fare critica (almeno in maniera esplicita) ma, appunto, soffermandosi sui racconti, sulle storie, sui personaggi. Le Vite di Giorgio Vasari sono ancora oggi, da questo punto di vista, un modello di inesauribile ricchezza.
5. Topolino armato di Kostas Seremetis per l’attuale esposizione Kindergarten; la selezione dalla Raccolta del disegno italiano: la Galleria Civica gioca con l’immaginario popolare (anche del fumetto) unendo un percorso più filologico di valorizzazione dell’esistente? Come si connettono con coerenza le due dimensioni dell’immaginario, una più camp e l’altra legata a risorse artistiche sedimentate?

La missione di un museo d’arte contemporanea che abbia una raccolta è proprio questa, rendere vivo il patrimonio attraverso un lavoro continuo di studio, esposizione, catalogazione, acquisizione, conservazione e rendere conto attraverso le mostre delle ricerche più aggiornate.
Ciò che oggi si mostra come novità, infatti, andrà a incrementare il patrimonio delle collezioni.
La cronaca artistica, se è buona, è destinata a farsi storia. Se invece non reggerà alla prova del tempo verrà rapidamente dimenticata, come avviene per tutti gli accadimenti che vivono solo col fiato corto dell’oggi.
Corriamo a rotta di collo verso agosto. La vacanza inizia: la strada si srotola verso il mondo, perché ignorare le scorciatoie?
Come dimenticare l’allucinante La deviazione, protagonista lo stesso Moebius e famiglia… “ovvero, le avventure quasi folli di una famigliola, durante un viaggio attraverso la Francia, fatto per trascorrere in letizia un magnifico mese di vacanza all’Isola di Rè. Documentario romanzato disegnato al tratto da Jean Giraud con l’assenza sconcertante di sceneggiatura dovuta al medesimo“.
La parodia del turista allo sbando assorbe tratti grotteschi, inquietanti, a dimostrazione che con il fumetto si può sognare ad occhi aperti creando dal quotidiano ogni tipo di mondi (e di mostri).
Anche Vittorio Giardino con le sue Vacanze fatali, Viaggi inquieti o Viaggi e miraggi con l’uscita dalla routine non ha proprio un rapporto pacifico: né le mete d’arte, né le bellissime donne che costellano le sue storie sono sinonimo di relax, ozio e tranquillità.
Il tempo e lo spazio della vacanza si dilatano, mutano le proprie regole, misteriosi e talvolta minacciosi, comunque affascinanti.
Oppure la vacanza può essere l’inizio di un lungo viaggio d’autore, in cui fumetto, realtà e vita privata si fondono, dando vita a qualcosa di nuovo, di inaspettato, di fortemente coinvolgente e autobiografico.
È il caso di Guy Delisle.
I viaggi in Asia al seguito della moglie, nello staff di Medici Senza Frontiere, sono occasioni di conoscenza e di cambiamento personale, dando vita a delle opere come Shenzhen, Pyongyang o Cronache Birmane.
Il disegno diventa un modo universale di comunicare con gli abitanti, e Delisle documenta situazioni anche difficili sotto delle dittature con un tono magistralmente leggero, spesso ironico, che rimane impresso.

I libri dell’autore canadese sembrano un incrocio tra il graphic journalism di denuncia ed una penetrante rappresentazione di un viaggio turistico con le sue bizzarrie.
Oppure, i fumettisti sono in viaggio per dediche internazionali e lo rappresentano a loro modo: come in Tour de France di Massimiliano Frezzato, o Craig Thompson in Carnet de Voyage, che ci riporta dritti dritti al tema degli SketchCrawl di cui abbiamo parlato (qui).
Questo cortometraggio del programmatore di videogiochi ventisettenne Bastien Dubois è stato nominato all’Oscar quest’anno. Usa sapientemente gli sketch che l’autore ha realizzato durante il suo viaggio in Madagascar.
Madagascar, carnet de voyage, extrait… from bastien dubois on Vimeo.
Le geniali strisce di Calvin & Hobbes sono spesso una lunga attesa delle vacanze, se non il loro scorrere estivo pieno di invenzioni, giochi e preziose scoperte; anche se estate è sinonimo di campeggio con i genitori, cosa che Calvin detesta e che Watterson ha tratto da ricordi della propria infanzia.
Tra i viaggiatori i rapporti si acuiscono nel bene e nel male, soprattutto in famiglia…
Un’estate incantata e sospesa, in attesa del ritorno della madre ricoverata in ospedale, circonda La montagna magica di Taniguchi.
Il bambino protagonista è attratto irresistibilmente dal promontorio, abitato da spiriti e creature antiche. Le emozioni che percorrono questo libro sono intense, oniriche, tra passeggiate solitarie, sottili tensioni, desideri e giornate sterminate.
Sulla sabbia si arrostiscono le storie ironiche di Reiser (La Famille Oboulot en Vacances o Vive les Vacances!), Super Paradise di Ralf König. I Puffi invece preferiscono andare al lago.
Ed è proprio in vacanza – al mare – che il loro creatore Peyo, narra la leggenda, disse, non venendogli il termine “saliera”: “Passami la…la…schtroumpf!” (schtroumpf il nome originale dei Puffi). La gag andò avanti per un po’ (puffami questo, ecco il tuo puffo…) e nell’ilarità generale nacquero alcuni dei personaggi più celebri della storia del fumetto.
Andare in vacanza, insomma, fa bene alla creatività…
E voi che fumetto consigliate di leggere in vacanza?
Che tema imbarazzante l’educazione sessuale. Così imbarazzante in Italia da bloccare il fumetto anti-Aids distribuito dal Ministero della Sanità Come ti frego il virus!, testimonial d’eccezione Lupo Alberto, correva l’anno 1992.
L’opuscolo illustrava con molta sensibilità l’uso del preservativo, i rischi, alcuni dati, unendo la funzionalità all’ironia, l’informazione corretta al linguaggio adatto, dalla voce del personaggio più adatto che si potesse trovare. Ma è stato censurato, nonostante le numerosissime richieste dirette dei giovani.
Negli anni la situazione è mutata solo in minima parte.
Il Comune di Milano in collaborazione con l’autorevole Fatebenefratelli ha realizzato un progetto sperimentale con le scuole elementari, con l’utilizzo di fumetti e illustrazioni; ma è rimasto un caso più unico che raro.
L’argomento è demandato per lo più totalmente alle famiglie. E le famiglie lo delegano spesso alla discrezione della rete. Non a caso è proprio un portale del Comune di Modena, Stradanove, ad aver fatto scuola: un sito in cui esplorare la rubrica, nata nel 1998, “Sesso e volentieri”, redatta con il contributo costante di specialisti (ginecologi, psicoterapeuti, andrologi, psicologi). L’attenzione alla privacy, la puntualità delle informazioni, la delicatezza e la chiarezza dell’approccio si avvalgono delle illustrazioni di Giulia D’Anna, animate in brevi clip tematiche.
L’abbinamento fumetti+sesso fa subito pensare all’erotismo d’autore di Milo Manara e di Crepax, se non alla pornografia, come analizza un articolo dello stesso portale. È un incrocio che ha dato adito a mille polemiche, laddove il mondo del fumetto è stato per anni identificato come un “seduttore di innocenti” dal codice normativo di censura più pervasivo della sua storia: il Comics Code Authority. Non vogliamo qui parlare di fumetto erotico (un intero genere) e del suo sdoganamento.
Piuttosto: le illustrazioni e le vignette possono essere veicolo puramente informativo, fruibile e immediato senza essere troppo crudo. Permettono ironia e precisione, sintesi e delicatezza. Vi ricordate Le avventure di Pene e Vagina su Loveline, il programma di educazione sessuale ed emotiva di MTV? Dava spazio anche al tema dell’omosessualità, troppo spesso trascurato dai programmi di educazione sessuale istituzionali.
httpv://www.youtube.com/watch?v=aUPDyQleM64
Attraverso questi linguaggi, spesso dalla forte espressività, passa anche un discorso, fondamentale e complesso, sulle emozioni e sul loro riconoscimento. In Inghilterra sono comunque scoppiate molte polemiche in seguito ad un programma della FPA per bambini di sei anni, a cui è stato distribuito tramite le scuole il fumetto Let’s Grow with Nisha and Joe. Gli insegnanti hanno incoraggiato i bambini a portare l’opuscolo a casa e a parlarne con i loro genitori.
In Sud Africa è stato distribuito un fumetto contro la diffusione dell’Aids (qui in pdf), tentando di istruire bambini e adulti sui propri diritti di orientamento sessuale e sulla prevenzione, in una realtà in cui la diffusione della malattia è veicolata anche dalle violenze.
L’opuscolo è stato progettato dal Gay and Memory in Action (GALA), dal South African History Archive, dall’Università di Witwatersrand di Johannesburg, e dalla Fondazione per i Diritti Umani.
In Italia tra gli altri è sceso in campo un fumettista come Luca Enoch per Lila (Lega Italiana per la lotta contro l’Aids). Il suo Jimmy Hat è un esilarante supereroe (un preservativo gigante con dei superpoteri).
Il sesso è prima di tutto divertimento, scoperta di sé e dell’altro, comunicazione, gioco: è questo che esprime con tutto se stesso un personaggio fondamentale e spassoso come Titeuf.
Il pre-adolescente creato da Zep che guarda con stupore il mondo degli adulti e il proprio cambiamento è diventato un tale fenomeno editoriale proprio con il volume Le guide du zizi sexuel da meritarsi una bella mostra in una grande istituzione parigina come la Cité des Sciences (la potete visitare online qui).
La pubblicazione è diffusa nelle scuole e dai Centri d’Informazione e di Documentazione (CDI) francesi.
Due blog, otto giorni di vita, trenta fumettisti per immortalare una sfida che simboleggia molto oltre alla poltrona di sindaco di Milano. Matteo Stefanelli lancia l’invito, raccolto da un nutrito gruppo di autori sui due gemelli Sevincepisapia e Striscialamoratti per almeno una striscia al giorno. Di questa “scampagnata elettorale” ne hanno parlato XL – La Repubblica, Corriere.it, Ninja Marketing, Smemoranda Blog, Lo Spazio Bianco, AfNews, Vanity Fair, ecc. ecc.: ha lasciato il segno.
In questo momento non c’è ancora segno della bagarre concerto (Gigi D’Alessio che diserta il concerto per la Moratti vs stasera per Pisapia sul palco Silvestri, Elio e le Storie Tese, Claudio Bisio, Giliano Palma, Lella Costa… ah, e Bersani! Quale dei due?) ma certamente arriverà.
A proposito di “istant comics”, fumetti realizzati in brevissimo tempo, legati ad un tema di forte attualità (di cui avevamo già parlato qui): cosa può esemplificare meglio di questo caso? Il fumetto satirico si presta ad una rielaborazione istantanea e seriale, che segue passo passo, giorno dopo giorno, il duello politico. E che vinca il migliore, ce lo auguriamo tutti.
Proseguiamo il nostro percorso attraverso la comunicazione pervasa dal balloon come strumento grafico di grande efficacia. L’espressività e la direzionalità del fumetto ha una lunga storia, come si può vedere dall’immagine di head: nella miniatura del XV secolo del Maestro delle Ore di Rohan, Il morto davanti al suo Giudice, da le Grandes Heures de Rohan, l’anima del defunto esce in forma di protofumetto, con l’invocazione “Nelle tue mani, oh Signore, raccomando il mio spirito”.
Ma torniamo ai giorni nostri. Abbiamo visto il balloon nei social network e nella pubblicità (qui). Di seguito, altre declinazioni nelle campagne di sensibilizzazione, in politica, nell’informazione.
Nella comunicazione pubblica, sociale e politica
Dialogo, conversazione, trasparenza ed empatia: il fumetto è socievole, semplice e coinvolge immediatamente il destinatario.
Nell’informazione e nel giornalismo
Per sottolineare un titolo, per isolare elementi emblematici o come trasmissione di un messaggio proveniente da un emittente specifico al destinatario-lettore, il balloon, stilizzato o meno, è sempre più pervasivo sui magazine e sui periodici.
Festeggiamo il primo maggio con una carrellata di immagini con un chiodo fisso: la sicurezza sul lavoro e la sua comunicazione visiva.
La sicurezza sul lavoro a fumetti e in varie lingue, (albanese, arabo, bengalese, francese, italiano, inglese, serbocroato, spagnolo e sloveno): le guide LAVORARE SICURI – Guida alla sicurezza per i lavoratori stranieri in Italia sono a cura di ALEF (Associazione lavoratori emigrati del Friuli Venezia Giulia) in collaborazione con la Cgil Friuli Venezia Giulia e realizzata con il contributo delle Aziende servizi sanitari FVG – Servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia.” (Fonte: Puntosicuro.it. Dal sito è possibile scaricare l’intera guida.) Alla leggibilità e all’immediatezza delle immagini si aggiunge la traduzione in varie lingue tra di loro distanti.
L’antinfortunistica per la WPA Federal Art Project poster per la Illinois Safety Division (1936-41):
Di seguito trovate l’antinfortunistica e la prevenzione sovietica (grazie al blog di Paolo Nori):
La European Agency for Safety and Health at Work ha creato un character, Napo, che in brevi video sensibilizza alla sicurezza sul lavoro (qui il link).
Sotto, locandine in giro per il mondo per il Workers’ Memorial Day, che ricorre il 28 aprile (Fonte: Hazard).
L’International Labour Organization ha messo online una serie di booklet informativi, in parte illustrati, sulle varie tipologie di rischi sul lavoro (qui il sito).
Chiudiamo con un po’ di ironia, anche se a guardare la realtà c’è poco da scherzare.
Non solo Cipputi testimonial di una campagna di sensibilizzazione con sei vignette ad hoc per la Tenaris Dalmine, ma anche le stravaganti immagini del calendario 2006 di Inail.
Buon primo maggio a tutti!
Rosa: ovvero gossip. Il 29 aprile Kate e William si sposano, i voli per Londra sono esauriti, i giornali si sono sfidati quotidianamente a scovare news su invitati e partecipanti effettivi (Mister Bean si, Obama e Sarkozy no), acconciature, vestiti, carrozze reali, per quello che è stato chiamato “l’evento del secolo”. Naturalmente non mancano le polemiche, dato che il matrimonio riceverà anche finanziamenti pubblici in un momento di grandi ristrettezze economiche (tanto che una galleria d’arte ha realizzato delle sick bags per chi “rigetta” la cosa (qui, su Il Post).
La Bluewater Production non aspettava altro. Specializzata in fumetti-gossip e biografie disegnate come Infamous Lindsay Lohan, Zuckerberg, Lady Gaga, Justin Bieber o Beyonce, ha colto la palla al balzo con Kate & William – A Very Public Love Story (qui un servizio della NBC), già alla seconda ristampa in due settimane dalla prima uscita. Oltre al libro a fumetti sulla coppia va a ruba anche l’edizione dedicata a Kate e quella concentrata su William, oltre all’edizione speciale con con contenuti extra.
La vita dei vip e dei divi diventa epica e immaginario da sognare, per un prodotto editoriale creato ad hoc per i fan: se questo genere giornalistico è assodato, così come il fotoromanzo, come filone fumettistico è un fenomeno relativamente nuovo. Pare che non si discosti neanche sulla qualità e sulla correttezza dei metodi di lavoro, come analizza questo articolo di Bleeding Cool.
Nero: era necessario? c’era proprio bisogno? Così si interrogava Gianluca Testa sul suo blog a proposito della ricostruzione illustrata dell’omicidio di Sara Scazzi sul Corriere della Sera. Lo stesso si può dire per il film tv Amanda Knox, murder on trial in Italy, diffuso tra polemiche e azioni legali contro la sua distribuzione. È lo stesso meccanismo, lo stesso scavare pruriginoso in notizie e dettagli non finalizzati certo all’informazione come approfondimento e maggiore conoscenza dell’attualità. La violenza, vera, diventa feticcio, piacere voyeuristico. Anche quando l’orrore della cronaca viene irriso, come nelle strisce apparse nel 2002 su Alan Ford su Erika e il massacro di Novi Ligure. Un compiacimento a dir poco imbarazzante.
E qui facciamo una distinzione: i fumetti possono raccontare la cronaca nera anche con un taglio alto. Di inchiesta, di riflessione sociale, di qualità grafica e di contenuto. È il caso della collana Cronaca Nera di Becco Giallo, che con sensibilità e documentazione si accosta ad orrori che hanno segnato e cambiato la storia italiana, come spiegano i due autori de Il massacro del Circeo (uno dei titoli) in un servizio su Rai Educational (qui).
Bianco: un colore che qui sta non nell’accezione collegata ai colori della cronaca (rosa e nero), ma alla Chiesa cattolica. La candida colomba della Pasqua è passata da poco, e fervono i preparativi per la beatificazione di Giovanni Paolo II il 1° maggio. Quest’anno feste civili e religiose si incrociano per la seconda volta, e gli hotel di Roma sono già al completo da tempo. 400 mila pellegrini e 50 capi di stato, negozi aperti e una grande macchina organizzativa in moto. Per una celebrazione del genere non poteva mancare un’opera colossale: il fumetto più lungo del mondo.
Iniziativa della Diocesi di Palestrina, la notizia è rimbalzata sulla rete. Come riporta il sito: “Paliano racconta la vita di Karol. La vita di Giovanni Paolo II è stata divisa in 1000 scene: ai ragazzi – oltre 1.200 – è stato dato un foglio dove disegnare e tutto il fumetto sarà unito a creare un percorso lungo 1 km! I disegni sono realizzati dai ragazzi delle scuole, giovani, scout, bambini negli ospedali, carcerati, dall’Italia e dalla Polonia ed altri paesi. Alla fine si avrà un vero e proprio fumetto a partire dai disegni! E sarà il fumetto più lungo del mondo realizzato dai ragazzi di Paliano: ma il primo disegno sarà firmato dal Cardinale Stanislaw Dziwisz – segretario personale di Giovanni Paolo II per 40 anni. Tanti hanno cercato di raccontare la vita di Karol. Attraverso i disegni i ragazzi saranno aiutati a conoscere la storia del nuovo beato. E si pensa già di realizzare con quei disegni un cartone animato.”
E se si rispolvera per l’occasione Karol Wojtyla, il Papa del Terzo millennio di Toni Pagot e Sergio Toppi, se si produce un manga su Benedetto XVI da distribuire in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù (qui un’intervista all’editore), non si riuscirà di certo a superare la mole del fumetto di Paliano.
Istant comics, come istant books: libri prodotti e scritti a tempo di record, spesso legati a fatti di cronaca e di attualità per sfruttarne la risonanza. Con l’avvento dell’e-book forse diventerà un format particolarmente avvezzo ad aggiornamenti sugli ultimi rumors. Rosa, neri, bianchi…
Foto di Gianfranco Goria – Dipinti murali – Bella Ciao
La Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c’è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline.
Pier Paolo Pasolini
La Resistenza è stata anche chiamata “Secondo Risorgimento”, cosa che dovrebbe far fermare a riflettere, in tempi di celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia e al contempo di tentativi di decostruzione e di svalutazione del 25 aprile e della Costituzione. L’ANPI ha lo sguardo lungo, e da tempo fa campagne di coinvolgimento di giovani iscritti, per un rinnovato concetto di resistenza, e di resilienza. L’indifferenza è la più grande nemica della società civile.
Questo si riflette sia nei manifesti delle campagne di sensibilizzazione, nelle illustrazioni colorate, dinamiche, sia nell’attività di fumettisti di spicco sul sito dell’ANPI nazionale nella Galleria della Satira (Andrea Pagliaro, Fogliazza, Carlo Squillante e Marilena Nardi), sia nei materiali messi a disposizione per le scuole e i giovani.
Il Museo Virtuale dell’Antifascismo e della Resistenza della Provincia di Arezzo ha messo online il fumetto Tra guerra e liberazione (consultabile qui), perché, come ha scritto l’allora presidente della Provincia Ceccarelli, “abbiamo scelto di pubblicare queste cinque storie a fumetti che – nelle nostre intenzioni e proprio per la forma di comunicazione scelta – sono destinate ai più giovani.”

L’interesse di parlare anche ai giovani, coinvolgendoli con un linguaggio non statico, si riflette nell’evoluzione delle immagini riportate dalle tessere ANPI, segno del mutare dei tempi e dell’interesse crescente della trasmissione alle giovani generazioni dei valori e dei concetti di libertà e democrazia: tanto da meritare una mostra itinerante (in questo momento a Macerata), “Memoria e Iconografia. La storia attraverso le tessere dell’Anpi“. Ecco una galleria, parziale, che attraversa i decenni e le estetiche, fino al 2011 un po’ street style:
Durante la guerra venivano affissi dei manifesti, su cui erano disegnati dei partigiani assassinati dai fascisti, su cui era scritto: “Fate che il nostro sacrificio non sa stato vano“. Perché il terrore di chi ha vissuto quegli anni è questo, oggi.
E le pubblicazioni italiane? E soprattutto, l’utilizzo nelle scuole? Non si sprecano. Eppure il fumetto e l’illustrazione sono linguaggi che potrebbero avvicinare un argomento così distante, vicino forse solo attraverso i racconti dei nonni ai nipoti. “Tratti resistenti” è il titolo di una mostra di grande approfondimento, dal 31 marzo al 18 settembre, proprio su questo tema: la comunicazione della storia della Resistenza ai giovani attraverso i comics. Solo che è a Lione.
L’anno scorso a Ravenna studenti delle scuole medie Ricci Muratori hanno prodotto delle tavole a fumetti poi esposte in una mostra: “Abbiamo collaborato molto volentieri alla realizzazione di questo progetto – commenta Elettra Stamboulis, assessore all’Istruzione – perché è in piena sintonia con la nostra convinzione che i ragazzi possano comprendere e assorbire pienamente i valori del 25 aprile solo facendoli propri, traducendoli ed esprimendoli nei linguaggi a loro più congeniali, vicini alle loro sensibilità. E’ questo il percorso che secondo noi deve essere quotidianamente compiuto per far sì che la cosiddetta ‘memoria’ sia qualcosa di vivo e vitale, che aiuta i ragazzi a diventare cittadini del proprio tempo”. (Fonte: Ravenna24ore)

A Torino la mostra Pinotto, Sciuscià e gli altri: la Resistenza nel fumetto al Museo Diffuso della Resistenza ha attraversato la rappresentazione disegnata della lotta per la liberazione, occasione anche per presentare il volume Per la Libertà. La Resistenza nel fumetto (Settegiorni editore, Pistoia, 2009, a cura di Pier Luigi Gaspa e Luciano Niccolai). L’anno prima, a Roma alla Casa della Memoria e della Storia, con Fumetti Partigiani, il curatore Roberto Rabuiti e il Centro Andrea Pazienza aveva messo insieme otto autori per raccontare le scelte di persone comuni, più o meno immaginarie.
A Genova con Tavole di resistenza. Fumetti e scritti sulla lotta di liberazione con la guida di Sergio Badino, a Parma con il laboratorio di Leo Ortolani e Andrea Plazzi: non mancano gli esperimenti di inserire il fumetto, e la rielaborazione dei ragazzi stessi, come materia prima per le scuole.
Ma sono sempre esempi sparsi, non sistematici, di cui quasi ci si vergogna perché si toglie tempo a Fenoglio e a Calvino, quando in realtà proprio affiancare il disegno e il fumetto potrebbe essere un modo per capire meglio testi lontani, che a dir si voglia, dalla sensibilità dei giovani. Molto interessante a proposito di fare nostra la storia, di non allontanarla con la retorica, l’intervista ad Alberto Pagliaro, autore de I figli della schifosa – Una storia partigiana (qui, da Fumetti di Carta).
Come dice Fogliazza, aka Gianluca Foglia su Articolo21, raccontare la Resistenza oggi “significa trasmetterla, non insegnarla. Trasmetterla in modo diverso perché diverso è il linguaggio attuale. Non significa cambiare i contenuti, ma prendere atto che la memoria così com’è comunicata oggi è percepita come una noia da celebrare in fretta. La vita è come un libro, per andare avanti bisogna voltare pagina… ma scrivere quella dopo ha senso solo se si è fatto i conti con quella precedente”.
Perdonerà Miguel Herranz lo scippo del titolo, era perfetto. Abbiamo fatto alcune domande a Christian Cornia, tra gli organizzatori di un’importante manifestazione artistica e di beneficenza: una rete di illustratori realizzano disegni “en plain air” nella città, mappandone gli angoli più suggestivi e realizzando uno sguardo che resta, colorato e personalissimo, sulla carta. Una lunga tradizione: “io dipingo solo ciò che vedo” diceva Leonardo Da Vinci.

Cosa succede sabato 16 aprile a Bologna?
Sabato 16 Aprile è il giorno stabilito per il 31° SketchCrawl Mondiale. Noi ci troveremo alle 10 di mattina presso la fontana del Nettuno e da lì cominceremo a muoverci per la città, seguendo un percorso prestabilito prima e con vari punti d’interesse dove ci fermeremo a sketchare quello che abbiamo intorno…che siano persone, monumenti o altro.
Questa edizione rientra poi nella proposta di Enrico Casarosa, il fondatore dello Sketchcrawl, di trasformare il tutto in una raccolta di beneficenza per il Giappone. Per questa occasione siamo stati affiancati dall’organizzazione del Future Film Festival e grazie allo sponsor della Moleskine, noi tutti sketchers saremo provvisti di un quaderno la cui copertina verrà decorata nella giornata con scorci di Bologna. Questi quaderni saranno poi messi all’asta durante il Future Film Festival (il 23 aprile n.d.r.) per raccogliere fondi da donare alla Croce Rossa giapponese.
Cos’è lo SketchCrawl?
Sketchcrawl è una maratona internazionale dove persone di tutto il mondo si ritrovano per disegnare e schizzare insieme gli angoli più belli della città, per poi postare il risultato in un forum condividendo i propri disegni con altri artisti.
L’idea è nata da Enrico Casarosa, genovese, residente a San Francisco, storyboard artist della Pixar dove ha collaborato anche nel recente Ratatouille. Lo Sketchcrawl consiste nel girare un giorno intero per una città, facendo degli schizzi di tutto ciò che si vede, senza un tema preciso e senza l’obbligo di forma ( ognuno può schizzare velocemente, disegnare in modo più accurato, colorare con acquerelli o pantoni, ecc.), assumendo gli aspetti di una vera e propria maratona in cui persone in tutto il mondo camminano e disegnano all’unisono!
Cosa significa essere Urban Sketchers?
Urban Sketchers è un’organizzazione, un gruppo, il cui intento è innalzare il valore artistico,narrativo ed educativo del disegno sul posto, promuovendone la pratica e collegando le persone in tutto il mondo che disegnano i luoghi in cui vivono e in cui viaggiano.
L’obiettivo è mostrare il mondo…un disegno alla volta.

Esiste anche un manifesto esplicativo:
1. Disegnamo sul posto, all’aperto o al chiuso, catturando ciò che vediamo con la diretta osservazione


2. I nostri disegni raccontano la storia di ciò che ci circonda, dei luoghi in cui viviamo e di quelli dove viaggiamo
3. I nostri disegni sono una registrazione del tempo e dello spazio
4. Siamo fedeli alle scene che osserviamo
5. Utilizziamo ogni genere di strumento e preserviamo il nostro stile individuale
6. Ci sosteniamo a vicenda e disegnamo insieme
7. Condividiamo i nostri disegni online
8. Mostriamo il mondo, un disegno alla volta.
A quali mercati si legano e si possono legare gli sketches? Mi viene in mente ad esempio la collana della Lonely Planet, Itinerari d’Autore, di cui abbiamo già parlato qui…
Gli sketches oltre a poter essere utilizzati nelle guide turistiche come l’ottimo esempio da te riportato, nato grazie alla collaborazione della Lonely Planet e dell’editore francese Casterman, stanno entrando piano piano nel mondo delle riviste, sia come supporti ad articoli di viaggio sia correlati ad altri generi.
Cosa si intende invece per “carnet di viaggio”?
Il Carnet di viaggio, Carnet de voyage, sono veri e propri diari di viaggio, dove lo sketchers oltre ai vari disegni trascrive anche commenti sul proprio viaggio, un vero e proprio resoconto disegnato. Un genere che si rifà alla tradizione illuministica e romantica. A differenza dei normali quaderni degli urban sketchers,il carnet de voyage narra un viaggio, una ricerca, e quindi i vari disegni sono tra di loro legati da un percorso che li attraversa tutti anche grazie all’ausilio della parola scritta.
C’è una diversa ricezione all’estero, soprattutto per quanto riguarda i canali di pubblicazione e il riconoscimento degli autori?
In Italia il movimento degli Urban Sketchers non viene molto considerato, come invece capita all’estero. Ad esempio in Francia esiste il Festival dei Carnet de Voyage di Clermont Ferrand, in altri paesi i vari sketchers vengono utilizzati anche a scopi pubblicitari, come il caso di Lapin, urban sketchers francese, ma trapiantato a Barcellona, che ha già realizzato varie pubblicità attraverso il suo particolare segno. Oppure altri che hanno ricevuto riconoscimenti da parte dei giornali con articoli o altro.
Speriamo che pian piano anche i vari media italiani si rendano conto dell’alta potenzialità dell’urban sketching, che non sarà fedele come una fotografia, ma più carico della soggettività dell’artista e quindi molto più personale e vario.
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